lunedì 4 aprile 2011

Caos

«E dopo succede che non ci si capisce più niente. Guarda cosa succede per = 3.7».



«Uh, è vero, non si capisce cosa succede. Sembra che ci sia una certa regolarità, però».

«Sì, è vero. Possiamo parlare solo di probabilità di cadere all'interno di un determinato intervallo, ma non ci sono orbite regolari stabili».

«Stabili?».

«Sì. Provo a spiegarmi: se ci pensi un attimo, il punto di intersezione tra la retta e la parabola è un punto fisso. Se prendi il valore iniziale giusto, cadi proprio sopra a quel punto e da lì non ti muovi più».

«Ah, già. Se il primo segmento verticale arriva proprio sopra a quel punto, quando mi muovo in orizzontale non mi sposto, rimango sempre lì».

«Esatto. In effetti di punti di intersezione tra la retta e la parabola ce ne sono due. Anche il valore 0 è stabile».

«Giusto. Se non c'è popolazione, nessuno si riproduce e nessuno muore».

«Proprio così. Ma se ti sposti anche di pochissimo da quei due punti di equilibrio, può succedere di tutto. E man mano che r aumenta, si nota sempre meno regolarità. Eccoti il grafico per il valore massimo di r, cioè 4».



«Eh, mamma mia. Qui sembra proprio che non ci sia regolarità».

«Già. Questo è quello che si chiama caos deterministico».

«Cosa significa?».

«Deterministico significa che il sistema è governato da una equazione esatta, non da probabilità. Sappiamo fare i calcoli, conosciamo le formule (che, fra l'altro, sono anche molto semplici), sappiamo esattamente cosa succederà alla generazione n+1, una volta che conosciamo lo stato della generazione n».

«Però c'è caos».

«Esatto. Una caratteristica del caos è questa: l'evoluzione del sistema dipende in maniera molto sensibile dalle condizioni iniziali».

«Cioè da come si parte?».

«Sì. Ricordi quando non c'era caos? Potevi partire da qualsiasi condizione iniziale, e prima o poi saresti arrivato all'equilibrio, che poteva essere un punto solo, oppure quella che abbiamo chiamato orbita. Anche se il sistema oscilla tra più punti, l'insieme di quei punti si chiama stabile perché il sistema tende ad assumere quella configurazione».

«Mi ricordo. Adesso invece non è più così, vero?».

«No. Due condizioni iniziali anche molto vicine prima o poi se ne vanno per strade molto diverse. Ti faccio un esempio, nella figura qua sotto, in cui la parabola ha = 4, ho assegnato ad un punto il valore di = 0.2, a un secondo punto ho assegnato invece = 0.201. Ecco la prima generazione:».



«Praticamente non si nota la differenza».

«No, infatti, non abbiamo abbastanza pixel per notarla. Ecco cosa succede dopo tre generazioni:».



«Forse si comincia a vedere qualcosa».

«Sì, se ingrandisci la figura vedi due colori diversi. Ma ti basta aspettare un altro paio di generazioni per distinguere bene le due traiettorie:».



«Sono ancora abbastanza vicine, però».

«Sì, ma non lo rimarranno per molto. Dopo 9 iterazioni sono già molto staccate:».



«Sì, ormai non hanno più molto in comune».

«E andando avanti è sempre peggio. Ti faccio vedere un'ultima immagine, con 50 generazioni:».



«Sì, è davvero un caos».

«E questa è stata una grossissima delusione per Laplace».

«Perché?».

«Perché lui pensava che le leggi fisiche della meccanica, leggi semplici che descrivono il moto dei corpi, una volta note le condizioni iniziali, potessero essere usate per prevedere tutto».

«Tutto?».

«Sì, lui diceva datemi le condizioni iniziali, e vi saprò prevedere l'evoluzione dell'intero universo».

«E gli è andata male».

«Già. Una semplice legge come questa, con una facile curva di secondo grado, è imprevedibile. Mi basta sbagliare di pochissimo una condizione iniziale, e non riesco più a sapere quello che succederà dopo molte iterazioni. E, dato che le misure fisiche hanno sempre un margine di errore, tanti saluti al determinismo».

«E alle previsioni del tempo».

«Anche».

«Mi piacerebbe fare qualche prova con il sistema della crescita con risorse limitate: come hai fatto a fare i grafici?».

«Ho usato GeoGebra e seguito queste istruzioni, per non dover fare tutto a mano. Se vuoi, qui c'è un'applet java già pronta per giocarci».

«Ottimo».

«Concludo con un'ultima immagine, fatta da un utente di wikipedia. Immagina di voler creare un grafico che riassuma il comportamento del nostro sistema, per ogni valore di r fino a 4. Questa volta non vuoi vedere tutte le iterazioni, ma solo gli attrattori, cioè solo quello che succede quando la situazione è stabile».

«Ma non è sempre stabile».

«Vero. Immagina di partire da un punto a caso, poi di fare molte iterazioni (nell'immagine ne sono state fatte 1000) a vuoto. Poi cominci a raccogliere i dati: per ogni valore di r ne raccogli 100000».

«Sono tanti, cosa me ne faccio?».

«Quando r è piccolo otterrai 100000 valori tutti uguali, perché avrai un solo punto fisso».

«Infatti».

«Bene, allora cominci a creare un grafico. Sull'asse delle ascisse metti il valore di r che stai usando, sull'asse delle ordinate metti i valori di quei 100000 punti».

«Per r piccolo però metto un punto solo, no?».

«Certo, all'inizio disegnerai una curva: man mano che r cresce vedrai il punto fisso che cambia un po' posizione».

«Poi però c'è il raddoppio del periodo».

«Sì, a un certo punto vedrai la curva che si biforca. E dopo un po' vedrai le due biforcazioni dividersi ancora…».

«Perché siamo arrivati al periodo 4, giusto?».

«Esatto. Poi le biforcazioni si fanno sempre più frequenti, e a un certo punto diventano infinite».

«E dopo comincia il caos».

«Sì, siamo intorno a = 3.569945672».

«Dopo si anneriranno tutti i punti, no?».

«Sì, dopo avremmo un grafico tutto pieno, e allora cambiamo la modalità di rappresentazione. Per ogni punto sull'asse verticale, da 0 a 1, teniamo conto di quante volte esso viene toccato: infatti i 100000 punti che hai calcolato non si distribuiscono uniformemente su quell'intervallo. Ad ogni punto associamo allora un livello di grigio proporzionale a quante volte esso è stato toccato. Ed ecco quello che salta fuori:».

Grazie a wikipedia per questa immagine.

giovedì 31 marzo 2011

Raddoppiamento del periodo

«Perché dici che mi sbaglio?».

«Perché succedono cose strane, se aumentiamo r ancora un pochino. Guarda come cambia la figura quando = 3.2».


«Ma che roba è?».

«Non ci avviciniamo più al punto di intersezione della retta con la parabola».

«Eh, vedo, ma perché?».

«Perché adesso ci sono due posizioni stabili, che si alternano generazione dopo generazione».

«Come un pendolo, ma senza attrito?».

«Sì, ma l'analogia non è del tutto corretta. Un pendolo senza attrito continua ad oscillare mantenendo l'ampiezza iniziale: qua invece qualunque sia il valore iniziale, pian piano esso si sposta verso quella particolare doppia posizione di equilibrio. Ora si dovrebbe capire meglio il motivo per cui viene chiamata attrattore».

«Ah, ecco. Qualsiasi valore iniziale viene attratto verso quel punto».

«Con l'attuale valore di r, sono due punti: e quella che viene chiamata orbita periodica. Te la faccio vedere senza le fasi di avvicinamento:».



«Bella! E che succede se aumentiamo ancora r?».

«Eccoti = 3.5».




«Oh mamma, quattro posizioni?».

«Proprio così. Eccoti l'orbita stabile:».



«Quindi adesso ci sono quattro posizioni che si succedono, nel corso di quattro generazioni?».

«Sì, è un'altra orbita periodica, di periodo doppio rispetto alla precedente».

«E cioè quattro. E se aumentiamo r il periodo aumenta ancora?».

«Sì, raddoppia sempre. Eccoti un periodo 8, con = 3.55».



«Ma è bellissimo. E quando ci si ferma?».

«In che senso?».

«Quando termina questo raddoppio?».

«Mai».

«Ma come? Il valore di r non può crescere per sempre: mi avevi detto che al massimo si arriva a 4».

«Esatto, ma nonostante questo i raddoppiamenti vanno avanti all'infinito. Si susseguono sempre più velocemente».

«E magari si riesce anche a sapere quanto velocemente?».

«Sì: il rapporto tra la lunghezza di un intervallo di periodo 2n e quella di un intervallo di periodo 2n+1 è uguale al valore di una costante universale, detta costante di Feigenbaum, il cui valore è circa 4.6692».

«Mamma mia, voi matematici siete megalomani. Costante universale… Non vi bastava chiamarla costante?».

«Eh, ma il fatto è che è davvero universale. Non vale solo per la nostra parabola: qualsiasi sistema fatto come il nostro, del tipo xn+1 = rf(xn), dove f può essere una funzione con proprietà simili a quelle della parabola (che non sto a specificarti), gode della stessa proprietà».

«Wow».

«Sì, e la scoperta di questo fatto è recente: Feigenbaum se ne è accorto nel 1975. La storia ci racconta che la scoperta è dovuta al fatto che la calcolatrice HP-65 che usava per fare i calcoli era molto lenta, pur essendo una meraviglia per l'epoca. Ed essendo lenta, manteneva i numeri sul display per un tempo sufficiente a notare una certa regolarità».

«E come fai a sapere tutte queste cose?».

«Ho dato la tesi con un prof. che ha lavorato con lui. Pochi giorni prima della mia laurea eravamo a un convegno in cui era presente anche Feigenbaum, e il mio prof. mi presentò, dicendogli che di lì a poco mi sarei laureato. Lui mi diede la mano e mi disse Ah! It's about time!».

«Eh, eh».

«Ma lasciamo perdere gli aneddoti. Hai capito che, dato che i raddoppiamenti di periodo arrivano sempre più velocemente, si arriva all'infinito prima che r diventi uguale a 4?».

«All'infinito? Vuoi dire che ci saranno orbite di periodo sempre più grande?».

«Sì, all'aumentare di r il periodo raddoppia sempre, e si raggiunge il limite quando r è circa 3.569945672».

«E dopo?».

martedì 29 marzo 2011

Risorse limitate

«Ora consideriamo una crescita senza competizione, ma con risorse limitate».

«L'ho già detto eeh?».

«Sì, la volta scorsa… Ma non è un concetto molto complicato: i nostri conigli marziani si riproducono, però a un certo punto non trovano più da mangiare; hanno riempito completamente Marte e adesso stanno un po' stretti».

«Non possono crescere per sempre».

«Eh, no. L'ambiente può contenere al massimo un certo numero di individui. Poniamo questo massimo uguale a 1, utilizzando una unità di misura a nostro piacere».

«Quindi quell'uno può significare un milione, o un miliardo, o quello che vogliamo noi?».

«Sì, non ci interessa quanto. È il massimo possibile, oltre non ci andiamo».

«Ok».

«L'equazione di crescita si modifica un po': se alla generazione n abbiamo xn individui, alla generazione successiva ne abbiamo una certa quantità proporzionale sì a quanti ne avevamo, ma proporzionale anche a quanto siamo lontani dal massimo».

«Uhm, e come sarebbe questa equazione?».

«Se utilizziamo sempre r come costante di proporzionalità, abbiamo:».

xn+1 = rxn(1 - xn).

«Ah, vedo. Hai scritto il prodotto tra xn, che sarebbe la parte proporzionale a quanti individui erano presenti prima, e (1-xn), che mi dice quanto siamo distanti dal massimo».

«Proprio così. E se vogliamo rappresentare su un grafico questa nuova situazione, come abbiamo fatto l'altra volta, dobbiamo usare l'equazione = rx(1-x)».

«Uhm, un'equazione di secondo grado».

«Sì, è una parabola. Nota che interseca l'asse delle x sempre negli stessi punti, di ascissa 0 e 1».

«Ah, giusto. Quello che cambia è il vertice».

«Sì. Per essere precisi, cambia l'ordinata del vertice. La facciamo variare da un minimo di 0, quando = 0, a un massimo di 1, quando = 4».

«Perché proprio = 4?».

«In realtà non ragioniamo su r, ma sul vertice: al massimo deve valere 1 perché quel valore è, secondo le nostre unità di misura, il più grande valore che può assumere la popolazione».

«Ah, ok».

«Facciamo qualche esempio, allora. Prendiamo = 0.5, e iteriamo. Ricordati che ogni volta ci basta riportare il valore che abbiamo trovato sulla bisettrice del primo e terzo quadrante».

«Mi ricordo, in questo modo possiamo ridare in pasto alla nostra macchinetta i risultati della generazione precedente».

«Ecco il grafico».



«Uhm, mi pare che ci sia una estinzione».

«Sì, il tasso di crescita è molto basso. Proviamo ad aumentarlo un po'».

«Mettiamo r = 1?».

«Ok, ecco il grafico:».



«Ancora non ci siamo, muoiono tutti. Sbaglio o la retta è tangente alla parabola?».

«Non sbagli, è proprio così».

«Allora è per quello che si estinguono: se aumentiamo ancora un po' r forse la parabola supera la retta e le cose cambiano».

«Eh, sì, le cose cambiano. Proviamo con r = 1.5; spostiamo anche il punto di partenza, che altrimenti sarebbe troppo vicino al punto di intersezione tra la retta e la parabola».



«Uh, questa volta sono pochi individui, ma crescono».

«Sì, e si stabilizzano verso un valore ben preciso».

«Vedo. E che succede se invece prendiamo una popolazione maggiore?».

«Guarda:».


«Ah, questa volta diminuiscono: erano troppi e qualcuno muore».

«Esatto, ma non si va verso l'estinzione: la popolazione si stabilizza intorno a quel punto di equilibrio, che i Veri Matematici chiamano anche attrattore».

«Proviamo ad aumentare un po' r? Anche se ormai ho capito come funziona».

«Posso dubitare di questa tua ultima affermazione?».

«Perché?».

«Stai a vedere. Mettiamo = 2, per cominciare».


« Bé, non è cambiato niente, le cose stanno come prima».

«Vero, ma porta pazienza. Andiamo a vedere cosa succede con = 2.9».



«Uh?».

«Ti aspettavi una cosa del genere?».

«Veramente no… ma cosa succede? La popolazione aumenta e diminuisce in continuazione?».

«Eh, sì: in una certa generazione ce ne sono pochi, il mondo potrebbe contenerne di più. Allora crescono, ma crescono troppo, e la generazione successiva sono molti, e qualcuno muore. Allora tornano ad essere meno del massimo possibile, e quindi aumentano di nuovo, ma meno. E così via».

«Come una specie di altalena?».

«Esatto, ci sono delle oscillazioni intorno al valore massimo. E sono oscillazioni che si smorzano pian piano, ogni volta l'ampiezza diminuisce».

«Ah, vabbé, alla fine succede sempre la stessa cosa: la popolazione si stabilizza sempre intorno al punto di intersezione tra la parabola e la retta. È anche una cosa ragionevole: il mondo può contenere al massimo un certo numero di individui, e prima o poi ci si arriva».

«È qui che ti sbagli».

lunedì 28 marzo 2011

Crescite e decrescite

«Immaginiamo una popolazione con la possibilità di crescere senza competizione e con risorse illimitate».

«Eeh?».

«Una specie di conigli marziani, che ogni tot si riproducono. Possono riprodursi all'infinito, e nessuno li mangia».

«In breve invadono Marte…».

«Sì, bè, noi astraiamo molto, vogliamo creare un modello per una crescita di questo tipo. Diciamo che non ci sono limiti alla loro attività. E, per semplificare, il modello lo facciamo discreto».

«Discreto?».

«Sì, significa che il tempo scorre a salti. Abbiamo una certa popolazione in un istante, che potremmo indicare con xn, e un'altra popolazione all'istante successivo, che potremmo indicare con xn+1».

«Bene. E come facciamo a fare crescere questi conigli?».

«Diciamo che la popolazione in un certo istante è proporzionale alla popolazione all'istante precedente».

«Ok. E ci sarà quindi una costante di proporzionalità?».

«Sì, la indichiamo con r. E scriviamo la nostra equazione così:».

xn+1 = rxn.

«Va bene, credo di capire. Se r=1 rimane tutto costante, giusto?».

«Sì, se r=1 non nasce e non muore nessuno, la popolazione rimane sempre quella».

«Allora, perché cresca, dovremmo porre la costante r maggiore di 1?».

«Esatto. Immaginiamo, tanto per fissare le idee, che r sia uguale a 2».

«Oh, così crescono in fretta».

«Eh, sì. E noi vogliamo trovare un modo comodo per visualizzare questa crescita».

«Perché?».

«Perché quando le cose si vedono, è meglio. E poi perché così riusciamo a complicarle meglio».

«Capirai».

«Allora, quella relazione che abbiamo scritto tra xn+1 e xn è come una macchinetta con un'entrata e una uscita. Inseriamo un valore, che indichiamo con xn, e la macchinetta ci calcola xn+1. Se poi vogliamo conoscere il successivo, ci basta prendere l'uscita e riportarla all'ingresso».

«Ah, certo, al giro dopo calcolerà xn+2, poi xn+3, e così via».

«Proprio così. Ora vogliamo fare una rappresentazione grafica. Immagina di mettere il valore iniziale della popolazione sull'asse delle x».

«Ok. Se voglio visualizzare la popolazione all'istante successivo, dovrò disegnare in un qualche modo la relazione tra xn e xn+1. Ma non capisco bene come».

«Non è difficile: la nostra macchinetta è semplice, perché prende una x e la moltiplica per r. Potremmo rappresentarla con la formula rx».

«Ah, ma questa è la formula di una retta!».

«Esatto, se noi rappresentiamo sul grafico quella retta…».

«…allora ci basta prendere il nostro valore di x, portarlo in verticale verso la retta, e poi in orizzontale sull'asse delle y. Immagino di poter fissare delle coordinate arbitrarie; ecco, il grafico dovrebbe essere questo:».



«Sì, potremmo fare così, ma perderemmo poi la possibilità di riportare l'uscita all'ingresso della macchinetta».

«Uh, e allora?».

«E allora dobbiamo trovare il modo di riportare la y, così come è stata calcolata, sull'asse delle x. E non è difficile, esiste un sistema per trasformare le y di nuovo in x».

«Quale?».

«Se il nuovo x deve essere uguale al vecchio y, perché non usare semplicemente la funzione = x?».

«Per riflettere le y di nuovo sulle x? Geniale!».

«Ora che abbiamo ottenuto una nuova x, possiamo ripetere il procedimento. Tra l'altro, non c'è nemmeno bisogno di riportare effettivamente la x proprio sull'asse delle x. È sufficiente muoverci in verticale verso la retta = rx e in orizzontale verso la retta = x. Ogni movimento orizzontale ci fornisce una nuova x. Ecco un disegno, il puntino viola è quello di partenza:».



«Bello, si vede una specie di gradinata che sale sempre».

«Certo, ogni volta che il nostro tempo discreto fa un passo avanti, la popolazione raddoppia. Ho messo in evidenza anche i punti sull'asse delle x, ma vedi che non sono necessari».

«Già. E che succederebbe se r fosse minore di 1?».

«Puoi immaginarlo, ma ecco un disegno. Questa volta prendo un punto di partenza un po' più a destra, però».




«Ahia. Questa la chiamerei estinzione».

«Già. O crescono all'infinito, o rimangono costanti, o muoiono tutti. Non ci sono altre possibilità».

«Ok, mi sembra semplice».

«Ottimo. Adesso complichiamo un po'».

martedì 22 marzo 2011

Praticamente pronti per l'esame

Sulla verifica ha scritto quale, ci ha pensato un po', ha cancellato e corretto con cuale.

venerdì 18 marzo 2011

Culture

Commedia in due atti brevissimi.

Personaggi:
PM — un insegnante di matematica
PI — un'insegnante di italiano
KB — uno studente, appartenente a una cultura avente idee poco politicamente corrette nei confronti delle donne

Primo atto

Luogo: interno di una scuola superiore. Suona la campana, le porte delle aule si aprono, qualche studente esce a sgranchirsi le gambe. Da un'aula esce PM, col registro in mano, diretto verso le scale. PI lo chiama, affacciandosi da un'altra aula.

PI: «Ehi, PM! Dove stai andando? Vieni qua!».

PM: «Cosa c'è?».

PI: «Vieni a fare il tuo dovere!». Brusio dall'interno dell'aula, gli studenti sorridono.

PM: «Uffa! Cos'è che non ho fatto?».

PI: «Tizio e Caio sono entrati in ritardo e tu non hai segnato niente sul registro!».

PM (sorridendo): «Bé, fallo tu…».

PI: «Non ci penso neanche. Voi uomini siete sempre scansafatiche: vieni e compila la tua parte».

PM: «Ma dai!».

PI: «Su, su, non servite mai a niente, almeno una firma potete farla».

PM: «Vabbé, fammi vedere 'sto registro, che firmo». Prende una penna in prestito da uno studente sghignazzante e firma. KB osserva la scena perplesso.

PI: «Oh, bene».

PM: «Ecco fatto. Posso andare?».

PI: «Certo». PM saluta, gli studenti che hanno assistito alla scenetta ricambiano sorridenti, poi esce dall'aula. PI sorride, saluta ed esce subito dopo.

Fine primo atto.

Secondo atto.

Luogo: l'aula dalla quale si era affacciata PI nel primo atto.

KB: «Prof! Ma cosa ha fatto ieri?».

PM (con una certa faccia di bronzo): «Ieri? Cosa ho fatto?».

KB: «Ma ha firmato il registro!».

PM: «Bé? Non avevo segnato gli assenti».

KB: «Sì, ma poteva farlo fare alla prof. di italiano!».

PM: «Ma erano entrati nella mia ora, dovevo firmare io…».

KB: «Ma no, prof, ma ha ubbidito agli ordini di PI!».

PM: «Eh, chissà che roba…».

KB: «Ma prof, è una donna!».

PM: «E allora?».

KB: «Io piuttosto mi sarei fatto tagliare la gola».

PM: «Guarda che le donne sono esseri umani»

KB: «…».

giovedì 17 marzo 2011

Il meraviglioso mondo dell'università

Ci sono creature che si sono evolute per vivere nelle barriere coralline, e semplicemente non potrebbero resistere nelle distese aspre e dai denti aguzzi del mare aperto. Continuano la loro esistenza appostate tra i tentacoli pericolosi dell'anemone di mare o attorno alle labbra del bivalve gigante, o in altri pertugi perniciosi evitati dai pesci assennati.

Un'università è molto simile a una barriera corallina. Garantisce acque calme e particelle di cibo per organismi delicati dalla costruzione strabiliante, che non potrebbero mai sopravvivere tra i marosi della realtà, dove la gente fa domande del tipo `Ma quello che fai serve a qualcosa?' e altre sciocchezze.

Terry Pratchett — La scienza di mondo disco. (*)

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mercoledì 9 marzo 2011

In libreria

Ho inserito qua di fianco un link che porta a una pagina di informazioni, discussioni e correzioni relative al libro Verso l'infinito ma con calma. È una pagina statica, senza commenti. Se ci sono domande, possono essere fatte qua sotto e, se so la risposta (ehm), la aggiungerò di là.

mercoledì 2 marzo 2011

martedì 22 febbraio 2011

Il teorema della non pettinabilità della noce di cocco

Ai matematici piace dare nomi spiritosi alle cose che fanno, ma non sempre ciò che fa ridere un matematico fa ridere il resto del mondo.

C'è un teorema che afferma che non esiste un campo vettoriale continuo non banale (cioè non nullo) tangente ad una sfera. Ma i matematici spiritosi lo enunciano in un altro modo: è impossibile pettinare completamente una noce di cocco (o una palla da tennis, o una palla pelosa generica; qualcuno si spinge a parlare di palle da biliardo coi capelli, per dire). Salta sempre fuori un buchino, o una riga, o una chierica, o un ciuffetto.

Possiamo anche trasportare questo teorema nella realtà: i venti, sulla terra, possono essere rappresentati da vettori tangenti alla superficie (ammettendo che non ci sia spostamento verticale). Allora in ogni istante esiste almeno un punto sulla terra in cui non tira vento. Se consideriamo anche lo spostamento verticale, allora in quel punto l'aria potrebbe muoversi verso l'alto o verso il basso, ma non in orizzontale. Insomma: sulla terra esiste sempre almeno un ciclone o un anticiclone.

lunedì 21 febbraio 2011

Gioco del lunedì — Manufactoria

Siamo in una fabbrica di robot, addetti al controllo qualità. Ogni robot è dotato di una programmazione, che consiste in una sequenza arbitraria di due colori, il verde e il rosso. Noi dobbiamo costruire una catena di montaggio che faccia passare solo i robot che soddisfano a certi requisiti (differenti per ogni livello), e per farlo abbiamo a disposizione delle macchine che possono leggere la sequenza di colori e eventualmente modificarla.

Siamo una specie di macchina di Turing, insomma, anche se un po' più limitata (non possiamo tornare indietro, ma possiamo solo leggere la sequenza di colori in avanti) (gli informatici possono divertirsi a vedere se il sistema è effettivamente equivalente a una macchina di Turing oppure no).

Il gioco è molto coinvolgente, almeno se vi piace programmare. Quindi attenti, prima di cliccare qui

(via xkcd)

lunedì 7 febbraio 2011

Coi teoremi non si scherza

(Nota preventiva: ciò che segue ha lo scopo di stimolare chi sa a spiegare ciò che segue)

Esiste un teorema che ha un nome un po' particolare: si chiama teorema del libero arbitrio. L'hanno dimostrato, nel 2006, Conway (sempre lui) e Simon Kochen.

Si basa su tre ipotesi, che vado ad elencare; anche queste hanno nomi un po' particolari:

Fin: esiste una velocità massima di propagazione delle informazioni (non necessariamente deve essere la velocità della luce).

Spin: se si misurano le componenti dello spin di una determinata particella di spin uno lungo tre direzioni ortogonali, e si eleva al quadrato, si ottiene sempre la terna 1, 0, 1 o una sua permutazione (questo è un risultato della meccanica quantistica).

Twin: è possibile legare tra loro due particelle elementari in modo tale che una misura di spin al quadrato fatta su una di esse darà sempre lo stesso risultato di una analoga misura, nella stessa direzione, fatta sull'altra particella, anche se le particelle si trovano ad una notevole distanza una dall'altra (e anche questo è uno dei tanti risultati sconcertanti della meccanica quantistica).

Successivamente, l'ipotesi Fin è stata un po' indebolita (irrobustendo così il teorema) ed è stata quindi sostituita dalla

Min: due sperimentatori possono scegliere quali misure effettuare in maniera indipendente uno dall'altro. Quindi non necessariamente tutta l'informazione deve viaggiare a velocità finita: ciò che ci interessa è che l'informazione riguardante le loro scelte su cosa misurare viaggi a velocità finita.

Il teorema dice, più o meno, che se noi siamo liberi di scegliere quale tipo di misura fare, relativamente allo spin di una particella, allora il risultato che otteniamo non dipende dallo stato dell'universo prima dell'esperimento.

In altre parole più ad effetto, se noi possediamo il libero arbitrio, allora anche una certa categoria di particelle elementari lo possiede. Se no, no.

Comunque stiano le cose, la faccenda mi inquieta.

sabato 5 febbraio 2011

Cose che si imparano e non si dimenticano più

La luna è bugiarda: se è a forma di C, è Decrescente. Se è a forma di D, è Crescente.

venerdì 4 febbraio 2011

Gioco di magia matematica

Pensa a un qualunque numero compreso tra 1 e 1.000.000.000.000.

1. Elevalo al quadrato.

2. Aggiungi il risultato al numero che avevi pensato.

3. Dividi per il numero che avevi pensato.

4. Aggiungi, boh, 23.

5. Sottrai il numero iniziale.

6. Dividi per 6.

7. Indica con k il numero che hai ottenuto.

8. Ora dimostra che i vertici di un qualunque grafo planare possono essere colorati con k colori, al massimo, in modo tale che nessuna coppia di vertici adiacenti abbia lo stesso colore.

9. Calcola



Non ci crederai, ma risulta 3.

(via spikedmath)

giovedì 27 gennaio 2011

Ma a cosa ci serve questa roba nella vita di tutti i giorni?

Nel tentativo di far capire a quelli di quinta che le equazioni differenziali sono un utile strumento per risolvere problemi reali (qualunque cosa ciò significhi), quest'anno ho provato ad assegnare loro, nelle verifiche in classe, un paio di esercizi non standard. Il risultato è stato fallimentare, ma io mi sono divertito molto.

Eccoli.

La kryptonite è un materiale radioattivo alieno molto dannoso per gli abitanti del pianeta Krypton. Il suo tempo di dimezzamento è pari a circa 5.55 ore (più precisamente, 8ln2 ore). Indica con t il tempo, espresso in giorni, e con Q(t) la quantità di kryptonite esistente al tempo t. Scrivi l'equazione differenziale che rappresenta il decadimento della kryptonite. Quanta massa rimarrà dopo un giorno, se la massa iniziale è di 2 Kg?

Lex Luthor ha catturato Superman e lo ha imprigionato in una stanza assieme ai 2 Kg di kryptonite dell'esercizio precedente. Per evitare che il minerale alieno si esaurisca, ha ideato una macchina che in continuazione rinnova la riserva. La macchina migliora la sua efficienza man mano che essa rimane in funzione, e perciò il primo giorno riesce a produrre un solo Kg di materiale, il secondo giorno ne riesce a produrre 2, e così via: il giorno x-esimo riesce a produrre x Kg di minerale. Scrivi l'equazione differenziale che rappresenta questa situazione e risolvila.

Nevica. Il malvagio Uomo Neve ha stretto Gotham City sotto una morsa di gelo. La neve cade dalle 5 di questa mattina, a una velocità di 30 centimetri all'ora (che indichiamo con h(t)). Alle 6 del mattino (cioè quando t=1) Batman attiva il suo bat-spazzaneve per cercare di ostacolare i piani maligni dell'Uomo Neve: la macchina si muove a una velocità inversamente proporzionale all'altezza della neve. Ricordando che la velocità è la derivata dello spazio percorso s(t) fatta rispetto al tempo, scrivi l'equazione differenziale che governa il moto del bat-spazzaneve e risolvila. Alle ore 7 Batman ha ripulito 10 Km di strada, quanti ne avrà puliti ancora quando saranno le 9?

(L'ultimo è stato fortemente ispirato da un problema dei Rudi Mathematici)

martedì 25 gennaio 2011

I punti non sono tutti uguali

“Prof, com'è che si dice? La circonferenza è il luogo dei punti geometrici che…”.

“Punti geometrici? Esistono anche altri punti?”.

“Bè, ecco… sì: ci sono i punti letterari”.

“I cosa?”.

“I punti letterari. Come in «questa verifica fa schifo, punto». Quello è un punto letterario”.

domenica 23 gennaio 2011

Relatività

Su Quora hanno chiesto quale sia il salario medio mensile di un insegnante. Ha risposto uno svedese dicendo che  da lui gli insegnanti guadagnano una cifra compresa tra 2600 e 3600 dollari. E ha concluso lamentandosi di essere sottopagato (enormemente sottopagato, dice).

venerdì 21 gennaio 2011

Assistenza remota

Sono stato a una conferenza di Massimo Ferri, intitolata Ma i robot sanno la matematica?

Massimo Ferri è quel signore qua; chi bazzicava Fidonet negli anni '90 se lo ricorda come Max Ferri: un insegnante universitario di matematica al quale si fa risalire l'invenzione del termine vampiration.

Bene, nella sua conferenza ha parlato di vari argomenti legati alla robotica, ha raccontato quanta e quale matematica sia necessaria per permettere a un robot di muoversi, di riconoscere ostacoli, persone, di stare in equilibrio, di trovare strade; insomma, di fare quello che di solito i robot fanno (almeno nella nostra immaginazione).

Non posso non raccontare il fatto che nei primi tre minuti è riuscito a citare Deep Thought e Douglas Adams, ma vorrei soffermarmi su una piccola parte della sua presentazione, quella relativa alle sonde Voyager.

Fino al loro arrivo dalle parti di Saturno le sonde spedivano a terra immagini in formato bitmap non compresso (800×800, 8 pixel di profondità, cioè 256 livelli di grigio): il problema per le Voyager non era quello di scattare foto, ma di avere tempo per spedirle a terra. Man mano che la distanza aumenta, infatti, l'efficienza della trasmissione dei dati decresce.

Allora i tecnici a terra hanno pensato di fare un upgrade software, realizzando così il più grande intervento di assistenza remota nella storia dell'informatica (almeno considerando la distanza tra tecnici e computer da sistemare): i programmatori hanno spedito un aggiornamento al programma di trasmissione immagini, aggiornamento che è stato caricato su un computer di bordo di riserva per la gestione del sottosistema dei dati di volo e che consisteva nel fare trasmettere alla sonda non tutta l'immagine completa, ma soltanto le differenze di livello di grigio tra un pixel e i pixel adiacenti. Insomma, invece di trasmettere 8 bit per pixel, ne venivano trasmessi molti meno, dato che le foto spaziali hanno spesso molti pixel simili tra loro (e perlopiù neri). In questo modo le immagini venivano ridotte del 60 per cento circa, e noi abbiamo avuto la possibilità di vederne di più.

Una delle ultime immagini che abbiamo ricevuto è quella intitolata Pale Blue Dot, in cui la terra è un piccolo, pallido puntino blu.

La storia di questa fotografia è raccontata su wikipedia, e potete andarla a leggere là. Io qui mi limito a citare una frase di Carl Sagan, che mi pare possa costituire una degna conclusione di questo post:

Che vi piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l'astronomia è un'esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c'è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l'uno dell'altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l'unica casa che abbiamo mai conosciuto.

venerdì 14 gennaio 2011

L'apocalisse è vicina

Oggi mi sono completamente dimenticato di aver fissato una verifica.

martedì 11 gennaio 2011

Dimostrazioni senza parole: un paio di prodotti notevoli

Una dimostrazione bidimensionale:


(b)= a+ 2ab b2.



E una tridimensionale:




(b)3 = a+ 3a2b + 3ab2 + b3.

sabato 18 dicembre 2010

Criteri di divisibilità (quasi) senza parole

Un numero è divisibile per 2 se la sua ultima cifra è divisibile per 2. E fin qua.

Complichiamo le cose con un disegnino. Scriviamo uno 0 e un 1, mettiamo un dito sullo 0, e cominciamo a contare da 0 al numero di cui vogliamo stabilire la divisibilità per 2, spostando il dito alternativamente sullo 0 e sull'1 che abbiamo scritto. Se finiamo la conta sullo 0, il numero è divisibile per 2, altrimenti non lo è.

Possiamo fare la stessa cosa per quanto riguarda la divisibilità per ogni numero: se vogliamo vedere se un numero è divisibile per 3, ad esempio, dobbiamo scrivere i numeri 0, 1 e 2 e contare, come se essi fossero collegati in maniera circolare, così:


Però, se il numero che stiamo studiando è molto grande, la faccenda diventa noiosa. Prendiamo un numero a caso, ad esempio 42. Se non vogliamo fare il giro dell'oca per 42 volte, possiamo scomporlo in decine e unità. Abbiamo 4 decine: dato che 3 decine sono certamente divisibili per 3, è come se avessimo una sola decina da considerare. E sappiamo che 10 è uguale a 9+1, quindi dopo aver contato per 40 passi dobbiamo finire sul numero 1. Poi aggiungiamo le 2 unità e arriviamo sullo 0: 42 è divisibile per 3. Bella forza.

La morale della storia è che invece di contare 42 volte si potrebbe contare solo 4 volte per le decine, 2 volte per le unità, e si ottiene il risultato corretto: il passaggio da decine a unità è come se non ci fosse. Ma perché succede questo? Funziona sempre così?

Proviamo ad analizzare quello che succede. Una decina, abbiamo detto, è uguale a 9+1, quindi fare 10 passi corrisponde a farne uno solo. Contare dunque le decine o le unità è la stessa cosa. Possiamo passare da decine a unità come se niente fosse, o anche da centinaia a decine, o da migliaia a centinaia, eccetera.

Vediamo che succede con 2 decine: dato che 20 è uguale a 18+2, contare 2 decine oppure contare 2 unità è uguale. Stessa cosa con 30: 30 è multiplo di 10 e quindi contare per 30 passi è come stare fermi sullo zero.

Potremmo allora generalizzare il nostro schema in questo modo: mettiamo il dito sullo 0, consideriamo la prima cifra del numero dato e cominciamo a contare. Ogni volta che cambiamo cifra (passando da decine a unità, o a centinaia a decine, o da migliaia a centinaia, eccetera) dobbiamo seguire una freccia rossa.

Ok, direte, è una cosa un po' inutile. È vero.

Proviamo a fare lo schema per il criterio di divisibilità per 4.


Qui le cose cambiano un po': 10, ad esempio, è uguale a 8+2, quindi se passiamo da una decina alle unità, dobbiamo saltare da 1 a 2. Invece 20 è un multiplo di 4, quindi quando passiamo da 2 decine alle unità, ripartiamo da 0. Infine, 30 è uguale a 28+2, quindi passando da 3 decine alle unità ripartiamo da 2.

La regola dunque è questa: conto sulle cifre nere, quando cambio posizione seguo una freccia rossa, poi ricomincio.

Ecco la divisibilità per 5 (questo è facile, le decine sono tutte divisibili per 5).

Il grafo per il criterio di divisibilità per 6 comincia a diventare interessante:



Ora arriviamo a un bel numero primo: 7

Tra l'altro, esiste un criterio di divisibilità per 7, ma è un po' complicato. Funziona in questo modo: dal numero dato si cancella l'ultima cifra e si sottrae dal risultato il doppio della cifra appena cancellata, e si va avanti così fino a che non si capisce se il numero ottenuto è multiplo di sette oppure no.

In formule:

xx div 10 - 2(x mod 10)

Esempio: partiamo da 325 → 32 - 2×5 = 22, non divisibile per 7.
Altro esempio: partiamo da 294 → 29 - 2×4 = 21, divisibile per 7.

Esercizio: riuscite a dimostrare che il grafo della divisibilità per 7 è planare (cioè sta sul piano senza che vi siano intersezioni tra le varie frecce)? Qui la soluzione.

Dicono poi che il grafo per la divisibilità per 8 non sia planare, ma non conosco la dimostrazione. Comunque eccolo qua:


Ecco il 9:

(la prova del 9 ce la ricordiamo, no?).

Infine (saltando il grafo per il 10), ecco quello per la divisibilità per 11:


La disposizione dei numeri in queste figure è stata fatta da un programma, graphviz — io ho soltanto dovuto scrivere i vari collegamenti, ci ha pensato lui a dare una forma circolare al tutto. Se trovate dei modi migliori per rappresentare i vari criteri, fatemi sapere.

Ah, dimenticavo un ultimo grafo:

martedì 14 dicembre 2010

Non era una bugia

Quando, più di due mesi fa, ho parlato di Scienza Express, avevo detto che non ci avrei guadagnato niente nel farlo. Ed era proprio così. L'ho fatto perché si parlava di libri scientifici, perché mi piaceva l'idea di libri disponibili nel tempo, perché c'era un occhio di riguardo per gli insegnanti.

Poi mi sono detto: ehi, ma anche io sono un insegnante. E, ora che ci penso, anche io ho scritto una specie di libro, che è stato pubblicato su questo blog, che parlava di scienza (di matematica, per la precisione).

Allora ho riscritto ai due signori di Scienza Express e ho domandato: ma lo sapete che anche io ho scritto delle cose che forse vi possono piacere? Non è che magari vi interessano?

Bè, mi han detto sì.

martedì 7 dicembre 2010

Battlestar Galactica space and timeline

Se, durante la visione di Battlestar Galactica (e magari di Caprica) vi siete un po' persi, e ancora vi chiedete quante volte sono stati creati i cyloni, ecco una meravigliosa space and timeline.


(cliccare per ingrandire)

lunedì 6 dicembre 2010

martedì 30 novembre 2010

Wow


(Potevan fare in due parti tutti i film della serie, 'sti disgraziati)

domenica 21 novembre 2010

Le meraviglie della termodinamica

Thermodynamics is a funny subject. The first time you go through it, you don't understand it at all. The second time you go through it, you think you understand it, except for one or two small points. The third time you go through it, you know you don't understand it, but by that time you are so used to it, it doesn't bother you any more.

Arnold Johannes Sommerfeld

(Visto su facebook)

martedì 9 novembre 2010

Neal Stephenson — Anathem

Versione breve: leggetelo, è bellissimo.

More about Anathem More about Anathem



Versione lunga: per prima cosa, non leggete i commenti in seconda e in quarta di copertina, sono pieni di spoiler.

Detto questo, provo a spiegare che cosa sia questo romanzo, senza rivelare niente. È stato diviso in due volumi per comodità della casa editrice, suppongo, ma l'originale è uscito in un volume unico. La copertina della versione inglese mostra il profilo di quello che sembra essere un monaco nell'atto di salire una scala, ma il nerd che è in noi non può fare a meno di notare l'analemma che è sovrapposto al nome dell'autore.

More about Anathem

Le due copertine della versione italiana non sono, invece, molto significative. Vabbè, ringraziamo la Rizzoli comunque per aver tradotto quest'opera, anche se non potrà mai essere perdonata per non aver tradotto il terzo volume del Ciclo Barocco.

Neal Stephenson è un genio: riesce a scrivere opere coinvolgenti e per niente banali, in cui mescola stili diversi che rendono difficile la classificazione dei suoi romanzi. Questo, per esempio, in una prima approssimazione potremmo definirlo di fantascienza.

Quello che sto per dire viene spiegato nella prefazione, scritta dall'autore, o nelle prime pagine del libro, quindi potete leggere tranquillamente.

In un mondo che assomiglia alla terra, ma che non è la terra, scienza e tecnologia sono tenute il più possibile separate. Gli uomini di scienza, i pensatori, gli studiosi (chiamati avout nella lingua di quel mondo) vivono in strutture che assomigliano a monasteri: sono circondati da mura, sono separati dal mondo esterno, e non hanno comunicazione con esso. Sono perlopiù autosufficienti anche se, in qualche raro caso, è necessaria la consulenza o l'opera di qualche esperto esterno. Questi monasteri si chiamano mat (in originale, math). Il mondo matico è separato dal mondo esterno nel senso che nessuno, di regola, può attraversare le mura e andare nell'altro mondo. Esistono però gradi di separazione diversi: il gruppo degli unariani, per esempio, vive in mat i cui cancelli vengono aperti una volta all'anno, per dieci giorni. Durante quella specie di capodanno gli avout possono uscire e visitare il mondo esterno, e analogamente gli esterni (detti extramuros) possono visitare il mat. I decenariani, invece, aprono le loro porte solo ogni dieci anni. I centenariani addirittura ogni cento anni, per non parlare dei mitici millenariani che, finora, hanno aperto le loro porte solo tre volte.

Una piccola parentesi sulla lingua: dice l'autore che i neologismi che si trovano nel libro sono delle specie di traduzioni dalla lingua originale del mondo in cui è ambientata la storia all'inglese (e, per noi, dall'inglese all'italiano). Sono parole che sono state create in modo da dare al lettore delle suggestioni, delle sensazioni.

Per esempio, l'insieme dei giganteschi edifici (mat) che accolgono i vari avout, suddivisi per gruppi (unariani, decenariani, eccetera) si chiama concento. Ci ho messo una cinquantina di pagine per cogliere la doppia analogia con convento e con concentramento. In effetti questa faccenda dei neologismi all'inizio mi ha dato un po' fastidio, temevo che avrei subito dimenticato il significato e che non avrei capito niente nella lettura. Non è così, invece: dopo un po' ci si immerge nel mondo e sembra di essere a casa propria.

Bene, questo è l'inizio. Non vado avanti ulteriormente per non rivelare nulla della trama. Però posso ugualmente provare a spiegare perché questo libro mi è piaciuto.

Per esempio, è un libro sul platonismo.

Vi è piaciuto Godel, Escher, Bach. Un'eterna ghirlanda brillante, di Hofstadter? Siete rimasti affascinati dalle tecniche tipografiche/sintattiche di elaborazione dei teoremi dell'aritmetica? Del fatto che le cose funzionino anche senza la necessità che le stringhe dell'aritmetica abbiano un significato reale? Vi siete magari detti che non è vero, che quelle cose lì un significato ce l'hanno? Vi siete spinti, addirittura, a pensare che gli oggetti matematici possano avere un'esistenza reale?

Magari avete letto anche La mente nuova dell'imperatore, di Roger Penrose, il quale la pensa in modo oserei dire opposto rispetto a Hofstadter? E che suggerisce il fatto che la nostra coscienza sia legata alle strane proprietà che ci vengono raccontate dalla meccanica quantistica?

E, a proposito di meccanica quantistica, come vi ponete rispetto all'interpretazione a molti mondi?

Stephenson riesce ad inserire tutte queste cose in un romanzo che, comunque, rimane di fantascienza. Con, in alcuni momenti, un po' di sapore steampunk.

A poco a poco si capirà perché, in passato, è stato necessario separare il mondo matico da quello prassico (cioè gli scienziati dai tecnici), e si esploreranno le conseguenze di questo fatto. E basta così, non voglio raccontare di più.

Leggetelo, che è bello.

giovedì 4 novembre 2010

Gravity

Uno si mette davanti allo schermo nero, crea dei mondi, delle stelle, dei corpi celesti qualsiasi, e guarda cosa succede. Questo è Gravity.


(via smoot)

lunedì 1 novembre 2010

Il Cieco del Non-Spazio

Questo mese Urania Collezione propone un ottimo romanzo di Bob Shaw, Il Cieco del Non-Spazio. Dategli un'occhiata, se non lo conoscete.

Nei suoi romanzi, Bob Shaw inserisce sempre oggetti inventati da lui che poi saranno importanti nello sviluppo della trama. In questo romanzo sono i quasiocchi, che permetteranno al protagonista di…

domenica 31 ottobre 2010

Gnuovità

GnuGnu ha modificato la sua dimostrazione senza parole relativa ai formati An, producendo infine questa immagine.


Essenziale e chiara.

giovedì 28 ottobre 2010

Sogni

C'è una frase alla quale ogni tanto penso quando ho bisogno di camminare con piede più leggero in questa valle di lacrime (ehm), una frase pronunciata da uno dei miei figli quando aveva quattro anni, che mi dà una sensazione di pace e di serenità di cui, a volte, ho bisogno, come ad esempio quando la cifra delle unità dei miei anni fa uno scatto in avanti e diventa uguale a quella delle decine. Bè, per non farla troppo lunga, la frase è questa:

Babbo, ma quando noi facciamo i sogni rimaniamo a casa?

mercoledì 27 ottobre 2010

Dimostrazione senza parole: ancora sui formati An

GnuGnu, che molti extramuros non conoscono perché è un avout centenariano del quale si sa poco, ha proposto un'altra dimostrazione senza parole relativa ai formati An della carta. Eccola qua:


Mi piace perché ci vedo il rettangolino rosso in movimento.

[Non sono impazzito, le parole strane derivano dalla mia attuale lettura, l'ultimo di Neal Stephenson (la descrizione del libro riportata su Anobii è uno spoiler dietro l'altro, non leggetela — appena finirò il libro mi premurerò di farne un elogio senza spoiler)]

martedì 26 ottobre 2010

Dimostrazione senza parole: i formati An

Prima di produrre la versione finale della sua dimostrazione senza parole relativa ai formati per la carta usati da noi europei, .mau. ha proposto un'altra versione della stessa dimostrazione, che non lo soddisfaceva molto. Io l'ho leggermente modificata e ve la propongo qua sotto, anche se non mi pare definitiva.

Insomma, non basta guardarla per comprendere la necessità del rapporto uno su radice di due nei formati An. Però è carina…

venerdì 22 ottobre 2010

zz2+c

Per commemorare Benoit Mandelbrot, morto il 14 ottobre 2010, Scientific American ha ripubblicato un articolo pubblicato in origine nell'agosto del 1985 intitolato Computer Recreations: A computer microscope zooms in for a look at the most complex object in mathematics. Scritto dal buon Dewdney.

Si può scaricare il pdf direttamente da qui.

Cosa sia l'insieme di Mandelbrot lo sapete tutti, ma quell'articolo parla anche di una variante molto carina: prendiamo un numero intero compreso tra 0 e 99, eleviamolo al quadrato e teniamo solo le ultime due cifre del risultato. Poi ripetiamo il calcolo.

Bene, è chiaro che dopo (al massimo) 100 iterazioni dobbiamo avere una ripetizione, entrando in un ciclo. Quanti cicli ci sono? Che struttura hanno? Esistono degli attrattori? Avete provato a disegnare in un qualche modo i cicli? Avete notato delle simmetrie? Avete voglia (chiede Dewdney) di esplorare altri insiemi finiti (come, per esempio, gli interi da 0 a 999, elevandoli al quadrato ed estraendo le ultime tre cifre)?

Non bisogna dimenticare che l'articolo è stato scritto nel 1985, quando i personal computer non erano diffusi come lo sono oggi (ma la gente che li aveva sapeva programmarli). Dewdney suggerisce anche un algoritmo, avente lo scopo di ricercare eventuali cicli, che occupa solo due locazioni di memoria; così può essere eseguito anche dalle più semplici calcolatrici programmabili.

Altro che gigahertz e gigabyte.

venerdì 15 ottobre 2010

Serendipità

Due ragazzi che abitano qua sotto hanno da poco aperto una gastronomia nel centro di Modena. Questa sera siamo usciti tutti quanti per andare a mangiare da loro, dato che era la serata utòber fest (ovvero Oktober Fest in dialetto modenese). Dopo la cena abbiamo approfittato della serata per fare un giretto in centro; in piazza Grande, di fianco al duomo, un gruppo di astrofili aveva installato un galileoscopio e quattro telescopi moderni: oggi e domani si celebrano le Galilean Nights 2010. Ho visto la luna da vicino, da ancora più vicino, Giove e quattro suoi satelliti.

(Se vi dicono che la luna non è fatta di formaggio, non credeteci)

giovedì 14 ottobre 2010

Cose che voi umani

Il sottile confine che separa lo studente delle medie ancora bambino, vestito in modo normale, da quello che deve ogni giorno combattere contro impietosi attacchi ormonali, e che si veste mettendo in mostra le mutande e le forme di ciò che esse ricoprono, sta in una simpatica attività ideata dagli appartenenti al primo gruppo: attività che consiste nell'afferrare con due mani le mutande del compagno e tirare con forza verso l'alto.

Tale azione prende il nome di sparticulo.

mercoledì 6 ottobre 2010

Scienza Express

Non ho mai fatto pubblicità su questo blog. Primo, perché mi piace l'idea di essere libero di scrivere quello che desidero. Secondo, perché tanto non ci guadagno niente.

Oggi faccio un'eccezione. Primo, perché si parla di libri scientifici. Secondo, perché tanto non ci guadagno niente.

Insomma, ci sono questi due signori che hanno fondato una casa editrice che si chiama Scienza Express. Nel loro manifesto dicono che vogliono portare i libri a un clic e a pochi euro dai cittadini che non leggono ancora, dicono che vogliono rendere i libri disponibili nel tempo, e non lasciare che dopo pochi mesi siano già introvabili. E poi, udite udite, vogliono che gli insegnanti abbiano strumenti per lavorare e per pensare.

Insomma, dategli un'occhio: sono qua.

domenica 3 ottobre 2010

Prezi

Scopro oggi Prezi: trovo che queste presentazioni potrebbero essere una valida alternativa a quelle fatte in powerpoint usando il Comics Sans…