giovedì 24 aprile 2008

Livello 7

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Un romanzo agghiacciante. Uscito nel 1959, in piena guerra fredda, racconta degli ultimi giorni prima e dei primi giorni dopo il lancio delle bombe atomiche. Una discesa nell'abisso, metaforica e reale.

6 commenti:

Ronkas ha detto...

Devo darci un occhio?
Ho finito ieri "la strada", e e.... bello, finale a parte :|

Mi ha davvero devastato. :|

professore ha detto...

Meno bello de "La strada". Diciamo che "La strada" parla del mondo "sopra", mentre Livello 7 del mondo "sotto". Se ti piacciono gli scenari post-atomici, un'occhiata devi dargliela.

Cosa non ti è piaciuto del finale? Troppo positivo o troppo negativo...?

Ronkas ha detto...

Il finale?
Solamente banale, devo dire.
Che succeda quello che è successo, s'intuiva fin da 40 pagine prima (e in un libro di 220... son tante..) e ok, ci stava.

Ma il contorno?
Il contorno cavolo! Non può finire così!
Il monologo del bambino è minimale, ermetico, direi quasi sciatto e non curato.
E soprattutto, la cosa che odio, manca un vero epilogo. Non si scopre ne perché di tutto, né come va a finire per il bambino.

Cioè, nelle ultime pagine mi ero molto ingasato, (una sera ho letto 80 pagine di botto, roba mai vista da molto tempo), ma ieri, finito il libro, non m'è neanche sembrato di averlo finito.

Ma ognimodo, è tardi, molto tardi, e non voglio dilungarmi; appena avrò un attimo tenterò la rece come promesso sul blogghe.

Per livello 7 ne parliamo, c'ho tanta roba in lista... (vorrei dare un'occhiata ad Horro Pleni, ma ho tanta bisogno di staccarmi dai problemi del mondo senza dover anche andarmeli a leggere prima di dormire che...) ma a uno scenario apocalittico non riesco a resistere...

professore ha detto...

È così, "La strada" va letto non per sapere come va a finire, ma per stare male mentre lo leggi.

Ronkas ha detto...

A me non ha fatto stare male.
Ci sono solo alcune scene impressionanti, ma che si sminuiscono un po' del loro valore: per vederne di simili basti guardare un qualsiasi telegiornale, o leggere quasiasi testata quotidiana.

Insomma, nisba.

professore ha detto...

Dai, quel povero bambino non fa star male?