lunedì 3 febbraio 2020

Capacità — 1. Come conigli

“Allora, vediamo: un coniglio giovane alla prima generazione, un coniglio maturo alla seconda, e così alla terza avrò un coniglio maturo e suo figlio giovane, e alla quarta uno maturo che lo era già, uno che lo è diventato, e il figlio di quello che lo era già, quindi…”.

“Cosa fai?”.

“Sto cercando di capire il legame tra i numeri di Fibonacci e i conigli”.

“Molto bene”.

“Non è mica una cosa ovvia”.

“Non lo sono mai, fino a che non le capisci”.

“Ottimo”.

“Quindi, hai capito?”.

“Credo di sì. Mi sono fatto questo schemino, dove la c minuscola rappresenta un coniglio giovane, e la C maiuscola un coniglio maturo, che produrrà un figlio alla generazione successiva:”.

c
C
Cc
CcC
CcCCc
CcCCcCcC

“Non è chiarissimo, ma è giusto”.

“Eh, lo so che non è chiaro, ma anche i disegni a albero non sono chiarissimi”.

“Guarda, qua ce n'è uno bello”.

“Ohh, sì, bello, e bello anche l'articolo. Almeno fino a che non comincia a parlare di autovalori e autovettori”.

“Non c'è bisogno di arrivare fino a lì, anche se quella con le matrici è una trattazione molto elegante”.

“Già mi basterebbe aver capito bene la relazione di ricorrenza”.

“E quella è chiara?”.

“Mi pare di sì: data una certa generazione, i conigli adulti sono quelli che erano vivi due generazioni prima”.

“Esatto”.

“E i conigli adulti sono quelli che fanno figli, quindi i figli che nascono in ogni generazione sono tanti quanti erano tutti i conigli di due generazioni prima”.

“Giusto. A questi figli bisogna aggiungere tutti quelli che c'erano già, cioè quelli di una generazione prima”.

“Ed ecco la formula Fn = Fn−1 + Fn−2”.

“Perfetto”.

“Invece quella faccenda degli autovettori e della sezione aurea mi pare incomprensibile. Sarebbe bello capire come trovare una formula chiusa per la successione di Fibonacci senza tutta quella teoria”.

“Si può, si può”.

“E come si fa?”.

“Si comincia da questa tabella”.

1  4  9 16 25 36
3  5  7  9 11 --

“Cosa sto guardando?”.

“Dimmelo tu: cosa c'è nella prima riga?”.

“Vedo i quadrati dei numeri naturali”.

“Ottimo. E nella seconda?”.

“I numeri dispari a partire da 3”.

“Oppure?”.

“Come oppure?”.

“Eh, io non ho scritto i numeri dispari a partire da 3, ho fatto un altro calcolo. Se avessi voluto scrivere i numeri dispari a partire da 3 non avrei lasciato vuota l'ultima casella, avrei scritto 13”.

“Giusto. Allora, uhm. Ah! Ogni numero scritto nella seconda riga è la differenza tra i due numeri che gli stanno sopra nella prima riga”.

“Esatto. E così si spiega perché manca l'ultimo numero: servirebbe un altro numero a destra di 36”.

“Vero. Quindi potrei scrivere la tabella in questo modo:”.

  1    4     9      6     25    36
4-1  9-4  16-9  25-16  36-25  ----


“Sì, esatto”.

“Non capisco bene cosa c'entra tutto questo con i numeri di Fibonacci”.

“Porta pazienza. Per ora prova a analizzare questo problema: è vero che nella seconda riga della tabella compaiono tutti i numeri dispari? Come lo si potrebbe dimostrare?”.

“Oh, dovrei usare un po' di algebra, vediamo. Se nella prima riga ci sono i quadrati, potrei indicare un generico termine con n2”.

“Bene. E il successivo, quindi?”.

“Il successivo sarà (+ 1)2”.

“Ora puoi calcolare la differenza”.

“(n + 1)2n2 = n2 + 2n + 1 − n2. Risulta 2n + 1”.

“Bene. Cosa puoi dire di questo numero?”.

“Che è certamente dispari. E, dato che n parte da 1, il primo numero che ottengo è proprio 3”.

“Perfetto. Ora indichiamo con un simbolo il calcolo che hai fatto: se il generico termine di una successione è an, il calcolo che si fa per riempire la seconda riga della tabella è an+1an, che indichiamo con Δan”.

“Oh, delta”.

“Sì, delta, che si chiama, semplicemente, differenza”.

“Quindi io avrei calcolato Δn2?”.

“Sì, hai trovato che Δn2 = 2+ 1”.

“Ok. A cosa mi serve questo delta?”.

“Tra un po' ci arriviamo. Per ora, scriviamo ancora una volta la relazione di Fibonacci, calcolata però in Fn+1”.

“Così?”.

Fn+1 = Fn + Fn−1

“Sì. Ora porta a sinistra il primo termine che si trova a destra dell'uguale”.

“Ecco:”.

Fn+1Fn = Fn−1

“Benissimo. Ora, riscrivila usando il delta che abbiamo definito prima”.

“Ah, ecco perché la differenza. Ecco qua:”.

ΔFn = Fn−1

“Ok. Ora, ragioniamo: è possibile che un polinomio soddisfi quella relazione?”.

“Boh, e come faccio a saperlo?”.

“Prima hai visto un esempio con un polinomio molto semplice, cioè n3”.

“Sì, in quel caso il delta risultava 2n2 + 1”.

“E, dunque, si passa da grado 3 a grado 2”.

“Sì, vero, ma non capisco bene cosa implichi questo fatto”.

“La proprietà che hai osservato, e cioè che l'operatore Δ prende un polinomio di grado n e ne restituisce uno di grado n − 1, è universale, non vale solo per la potenza 3”.

“Questo lo capisco: nel calcolo il termine di grado massimo si semplifica”.

“Ok. Ora, se un polinomio di grado n fosse soluzione dell'equazione ΔFn = Fn−1, vorrebbe dire che l'espressione a sinistra dell'uguale dovrebbe essere di grado n − 1, e quella a destra dell'uguale di grado n”.

“Ma questo è impossibile, no?”.

“Esatto: se due polinomi sono uguali, devono certamente avere lo stesso grado”.

“Bene, ho capito che un polinomio non può essere soluzione di quella equazione, e che, quindi, la successione di Fibonacci non è un polinomio. Questo non mi aiuta molto a capire come esprimerla in forma chiusa, però”.

“Un pochino sì, dai. Abbiamo capito che serve una espressione che rimane sufficientemente simile a sé stessa anche quando l'operatore delta agisce su di essa”.

“Ancora non vedo la soluzione. L'unica cosa che mi viene in mente è che questa roba sembra simile a un argomento che ho studiato a scuola”.

“Quale”.

“Le derivate. Ma forse mi sbaglio”.

“E invece no”.

martedì 14 gennaio 2020

Carnevale della Matematica #136

Un gruppo di infiniti matematici entra in un bar. Il primo ordina una birra, il secondo due birre, il terzo tre birre. Dopo aver servito il sedicesimo, il barista si ferma dicendo: “Siete sempre degli idioti. Finitela con queste barzellette che fanno ridere solo i matematici!”. Quante birre ha servito?

“Scusi, signor barista?”.
“Cosa c'è ancora? Basta birre, eh?”.
“No, no, basta birre, vorremmo qualcosa di meno leggero”.
“Mh, non so se sia il caso”.
“Vedo lassù una discreta collezione di grappe”.
“Sì, è una specialità del nostro locale, ne abbiamo diciassette tipi”.
“E noi siamo rimasti in quindici. Vede, quello che prima ha preso sedici birre si è dovuto assentare un momento”.
“Immagino”.
“Mi chiedevo, lei ha idea di quanti modi ci siano, per noi che siamo rimasti qua, di scegliere quindici delle sue diciassette grappe, giusto per fare un assaggino?”.
“Via! Via, fuori di qua!”.


“Ehi, ci hanno cacciati dal bar”.
“Già”.
“Io stavo giocando con i tappini delle bottiglie di birra, adesso come faccio?”.
“Che gioco stavi facendo?”.
“Ho messo un tappino al centro del tavolo, e ho immaginato che fosse un poligono di 24 lati”.
“Complimenti per la fantasia”.
“Poi ho allungato il lato del mio poligono, facendo in modo che risultasse lungo due tappini”.
“Ah, quindi hai messo 24 tappini”.
“Ne ho aggiunti 23, per la precisione, in modo da arrivare a 24”.
“Certo”.
“Poi ho allungato ancora il lato, in modo che fosse composto da tre tappini”.
“E hai sempre costruito un poligono di 24 lati?”.
“Sì. E poi ho allungato il lato un'altra volta, in modo da farlo lungo quattro tappini”.
“Ah, però. Quanti tappini hai usato in tutto?”.

“Ehi, guardate, un ingegnere!”.
“È da solo?”.
“Sembra di sì, proprio al centro di quella piazza”.
“Vai, andiamo a fare un po' di bullismo”.
“Mah, non so se sia il caso”.
“Perché?”.
“Anche se è da solo, un ingegnere è sempre pericoloso. Loro sanno usare le pinze”.
“Oh”.
“Addirittura i cacciavite”.
“Ooh!”.
“Una volta ne ho visto uno piantare un chiodo in un muro!”.
“Un bruto, orrore!”.
“Però potremmo dileggiarlo usando la nostra conoscenza superiore”.
“In che modo?”.
“Senti che idea: nove di noi lo accerchiano, in silenzio”.
“Perché proprio nove?”.
“Perché gli ingegneri pensano che nove sia un numero primo”.
“Ah ah, che scherzone!”.
“Ma non è finita! Chiamiamo i nostri amici, e ne mettiamo 18 intorno ai nove di prima”.
“E poi?”.
“E poi altri ventisette”.
“Che sagoma!”.
“Poi ancora, altri due giri di multipli di nove”.
“Chissà quante persone riempiranno la piazza, alla fine”.

“Ehi, cosa stai leggendo?”.
PlayMath, la rivista per Veri Matematici”.
“Ooh”.
“Guarda qui, c'è un articolo su un informatico…”.
“Bleah”.
“No, aspetta. C'è questo informatico, Simon Colton, che ha scritto un software che inventa definizioni matematiche e poi le studia”.
“Ma dai, sul serio?”.
“Sì, sì. Il programma si chiama Hardy Ramanujan”.
“Capirai”.
“Eh. Guarda cosa dice l'autore: The research of the author includes understanding and automating the processes at work when mathematicians invent new concepts, specifically in finite group theory. This has culminated in the HR system, named after Hardy and Ramanujan, to emphasize both a theory-driven and a data-driven approach to concept formation. HR starts with only the axioms of group theory and ends with definitions and models of concepts it has derived, such Abelian groups, cyclic groups, orders of elements and so on”.
“Roba da matti. E funziona?”.
“Sì. Leggi qua: The first time HR was tried in number theory, it invented the refactorable numbers. When we first saw this sequence, we did not know how it was found, but it looked interesting - it had a mix of odd and even numbers, sufficiently many terms between one and a hundred, and no obvious pattern. Therefore we looked it up in the Online Encyclopedia, and were surprised to find that it was not listed. Only then did we look at the output from HR to see its definition (expecting an unintuitive, complicated explanation), and were then even more surprised that this sequence was missing from the Encyclopedia”.
“Sono Pazzi Questi Matematici. Un numero sufficiente di termini compresi tra uno e cento? Tra un po' troveremo un trattato sulle successioni interessanti”.
A meno che non esista già”.
“Argh”.
“Beh, comunque sia, la definizione di numero rifattorizzabile è questa: si tratta di quei numeri che sono divisibili per la somma dei loro divisori”.
“Una interessantissima e utilissima definizione, vedo”.
“…”.
“Dai, su, ammettiamolo”.
“Non lo ammetterò mai, naturalmente. Comunque, questo è l'elenco dei primi numeri rifattorizzabili: 1, 2, 8, 9, 12, 18, 24, 36, 40, 56, 60, 72, 80, 84, 88, 96, 104, 108, 128, 132”.
“Ah. E cosa viene dopo?”.

“Questa piazza mi sembra un po' strana”.
“Sarà colpa delle birre, o delle grappe”.
“O dell'ingegnere che ci ha minacciati con quel compasso che aveva in tasca”.
“Non credevo che esistessero compassi veri, pensavo che fossero soltanto idee astratte di Euclide”.
“Santo cielo. Beh, non sembra strana anche a voi, la piazza? Ci sono delle decorazioni a forma di triangolo rettangolo, vero? O sono mie allucinazioni?”.
“No, no, è vero. Ma ce ne sono di varie forme. Vedo che i lati sono costruiti con delle tessere da mosaico, aspetta che provo a cercare di fare qualche misura”.
“Sì, dai, vediamo di smaltire un po' di alcool. Questo triangolo ha l'ipotenusa lunga 170 tessere e un cateto lungo 102”.
“Questo invece ha l'ipotenusa lunga 289 e un cateto lungo 255”.
“Questo 305 e 273”.
“Questo invece 586 e 570”.
“Questo è ancora più grande: 1160 e 1152”.
“Questo ancora di più: 2314 e 2310”.
“Questo è il più grande: 4625 e 4623”.

“Mi hanno regalato questo ottimo libro motivazionale”.
“Uh, che libro è?”.
Parlare con qualcuno guardandogli le scarpe: storie di persone che ci sono riuscite”.
“Ah, interessante. Te l'hanno regalato per Natale?”.
“Sì”.
“Quindi il 31 OCT”.
“Eh?”.
“31 OCT = 25 DEC”.
“Santo cielo, una battuta sui cambiamenti di base. Tanto vale aggiungere 19 HEX”.
“Ma così non fa ridere!”.
“Ah perché l'altra battuta fa ridere?”.
“Ehm. Stavo pensando, però, che ci si possono porre delle interessantissime domande sui cambiamenti di base”.
“Per esempio?”.
“Per esempio, oggi è il 14 gennaio, che potremmo scrivere 141”.
“Volendo”.
“E 141 è un numero palindromo, in base 10”.
“Certo”.
“E se cambiamo base? Quanto valgono i numeri che sono palindromi in una base diversa da 10 quando li convertiamo in base 10?”.
“Per esempio?”.
“Per esempio, 161 in base 9 come diventa, se lo converto in base 10? Oppure 88 in base 16?”.


“Bene, finiamola con questa farsa, stanno finalmente arrivando i contributi per il Carnevale della Matematica”.
“Molto bene”.
“Il verso della poesia gaussiana di questo Carnevale è: canta, canta, canta zampettando”.
“Certo”.
“E questa, invece, è la cellula melodica:”.



“Ovviamente”.
“Un intervallo piuttosto moderno e dissonante. Direi un po' da café chantant: la settima maggiore.”.
“Ma infatti”.
“Ora siamo pronti per il Carnevale”.
“Finalmente”.
“E cominciamo con un ospite speciale”.
“Una guest star?”.
“Sì, un fisico”.
“Ehi, attenzione, non sarà pericoloso?”.
“No, no, di solito no. Ha scritto molte cose in giro per l'internet, ma poi le ha cancellate, le ha riscritte, le ha sistemate, le ha ricancellate”.
“E perché?”.
“Mah, è inquieto. Sai, i fisici”.
“Ah, capisco”.
“Beh, questa volta gli ho estorto un po' di cose che ha scritto e le ho messe in un posto sicuro”.
“Uh, non si arrabbierà?”.
“Direi di no, mi ha proprio detto fanne quello che vuoi”.
“Benissimo, allora. Chi è questo fisico un po' Scrooge?”.
Peppe Liberti”.
“Ahh, benissimo!”.
“E cosa ha scritto?”.
Piccole storie di fisici”.
“Molto bene”.
“Molto molto bene”.

“Adesso c'è Annalisa Santi, che propone un contributo legato al vino”.
“E questa sarebbe matematica?”.
“Beh, il vino va bene con tutto, se facciamo finta di niente per quanto riguarda le birre e le grappe di prima”.
“Senza dubbio”.
“E noi siamo del partito di Goethe”.
“Ovviamente”.
“Che diceva: La vita è troppo breve per bere vini mediocri”.
“Ah, ma guarda. Dovrei rivalutarlo, allora”.
“Ed ecco qua: Il vino perfetto… matematico?”.

“E ora arriva .mau.”.
“Pronti!”.
“Guarda che elenco, a partire da quello che ha scritto sul Post:”.
“Filosofie, certo”.
“Sai com'è, anche i matematici non sono tutti d'accordo su alcune cose”.
“Certo”.
“Ed ecco la lista dei contributi sulle Notiziole. Prima i quizzini:”.

“Molto bene”.
“Poi ci sono due recensioni, accompagnate da due commenti al volo”.
“Vediamo”.
“E infine un articolo di Povera matematica: I biscotti Misura e le tabelline”.
“Tabelline e biscotti, ottimo”.
“A furia di mettere informazioni non troppo utili nella confezione, dice .mau., sono riusciti a dimostrare di non saper fare le divisioni”.
“Ahia”.

“Ora c'è Davide Passaro, che ci manda un po' di cose pubblicate su Math is in the Air”.
“Avanti!”.
“E adesso c'è un elenco enorme”.
“Oh, e chi lo manda?”.
Roberto Natalini, con tutti i contributi di MaddMaths! Guarda qua:”.
  • I 10 post più letti su MaddMaths! nel 2019.
    Finisce il 2019, ed è il momento di tirare le somme di un anno pieno di notizie guardando quali sono i 10 post più letti tra quelli apparsi nel 2019 (ci sono alcuni evergreen degli anni precedenti, cherimangono molto alti in classifica, a partire dal n. 1 in assoluto il post sul metodo analogico di Bortolato con oltre 50.000 visitatori e il solito "Una versione elementare della congettura di Riemann" di Alessandro Zaccagnini, che ha superato i 28.000 lettori). E come ogni top 10 che si rispetti, partiamo dal numero 10 (e attenzione, seguono un paio di “bonus” ripescati dalla redazione!).
  • Buon 2020 con l’Almanacco MaddMaths!
    Con questo Almanacco MaddMaths! 2019 continuiamo una tradizione che ci sta accompagnando da qualche anno, tanto che oramai abbiamo persino una pagina in cui potete trovare tutti gli Almanacchi fino al 2010. Come ogni anno, vi proponiamo una piccola selezione degli articoli che riteniamo siamo particolarmente significativi di come abbiamo provato a fare MaddMaths! in questo anno appena trascorso. Gli articoli sono stati scelti dalla redazione e non sono necessariamente i più visti dai lettori.
  • Dai poligoni alle funzioni… e ritorno.
    Con il nuovo anno ritorna la rubrica Esperienze Transdisciplinari di Matematica curata da Gianluigi Boccalon. In questa nuova puntata, Gianluigi ci propone, attraverso gli appunti dei suoi studenti, un percorso di introduzione alle funzioni a partire dall'osservazione delle proprietà dei poligoni regolari.
  • Psico-Analisi 1-3.
    A inizio settembre 2019, Nicola Arcozzi, analista dell’Università di Bologna, ha iniziato a pubblicare su Facebook una serie di post pubblici, dal titolo Psico-Analisi. Il sottotitolo del primo post recitava Appunti per una “Psicopatologia del tuo docente di analisi matematica”, rivolto agli studenti del primo anno dei corsi STEM. I vari post, via via più elaborati, psicoanalizzano le idiosincrasie del docente di analisi (ma più in generale di matematica) così come appare agli studenti delle materie scientifiche. In questo modo Nicola Arcozzi, in maniera molto auto-ironica, spiega tutti i retroscena che spesso portano noi docenti di matematica a comportarci in un certo modo. Li stiamo riproponendo a puntate su MaddMaths!
  • Riflessioni sui risultati OCSE-PISA 2018
    Lo scorso 3 dicembre si è svolto a Roma il seminario di presentazione dei risultati dell’indagine internazionale OCSE-PISA 2018 sulle competenze in Lettura, Matematica, Scienze e ambito Finanziario di 600 mila quindicenni di 79 Paesi del mondo. Vi proponiamo una riflessione di Stefania Pozio, prima ricercatrice dell’INVALSI, sull'utilità dei risultati di questo tipo di indagine. Stefania conosce bene le prove OCSE PISA in quanto, oltre a lavorare per l’INVALSI, ha fatto parte tra le altre cose della commissione che ha costruito le prove del prossimo PISA 2021, quello dedicato alla matematica.
  • Proud of You – L’educazione matematica contro la dispersione scolastica: intervista a Maria Mellone.
    Pochi giorni fa, in concomitanza con la presentazione del progetto alla cittadinanza, alcuni quotidiani (La Repubblica, Il Mattino), hanno dato ampio spazio alla seconda edizione del progetto “Proud of You”, un progetto educativo con un obiettivo inclusivo particolarmente significativo, sviluppato in aree urbane ad alto rischio di dispersione, in scuole che spesso vengono denominate “di frontiera” perché incluse in contesti socio-culturali di forte disagio. Pietro Di Martino ha intevistato per MaddMaths! la coordinatrice scientifica del progetto Maria Mellone.
  • La grande sfida della Matematica per il clima: intervista con Anne-Laure Dalibard e Sabrina Speich.
    Dal 9 settembre al 13 dicembre 2019, l’Istitut Henri Poincaré (IHP) di Parigi ha organizzato un programma eccezionale di tre mesi sulla matematica del clima e dell’ambiente. Vi proponiamo un’intervista realizzata da Adrien Rossille con Anne-Laure Dalibard e Sabrina Speich, e pubblicata il 18 dicembre scorso sul sito Images des Mathématiques, e qui riproposto con il permesso del sito e degli autori nella traduzione di Roberto Natalini.
  • Algoritmi di Machine Learning: guardiamoci dentro!
    Marco Verani, professore associato di Analisi Numerica presso il Laboratorio MOX del Dipartimento di Matematica del Politecnico di Milano, ha recensito per MaddMaths! il volume L’Algoritmo Definitivo di Pedro Domingos, che tratta un argomento che è di estrema attualità per la comunità matematica, ma non solo.
  • Intervista a Giulio Sandini, il papà di iCub.
    Giulio Sandini è Direttore di Ricerca presso l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) – dove ha fondato il dipartimento di Robotics, Brain and Cognitive Sciences – e professore ordinario di Bioingegneria all’Università di Genova. Ha coordinato diversi progetti internazionali nelle aree della visione artificiale, delle scienze cognitive e della robotica e in particolare lo sviluppo della piattaforma umanoide iCub. Lo intervista per noi Massimo Ferri.
  • Esce il terzo volume di “La matematica e la sua storia” di Bruno D’Amore e Silvia Sbaragli.
    Dal 2017 è iniziata la pubblicazione, presso le Edizioni Dedalo, dell’opera in quattro volumi di Bruno D’Amore e Silvia Sbaragli “La matematica e la sua storia“. Il primo volume, uscito appunto nel 2017, narrava le vicende matematiche, dalle origini della disciplina fino al periodo greco (con prefazione di Umberto Bottazzini). L’anno successivo è continuato questo avvincente viaggio nella storia, giungendo alle soglie del Rinascimento, con il volume che trattava del periodo dal tramonto greco al Medioevo (con prefazione di Paolo Freguglia). Ora è uscito il terzo volume, dedicato al periodo che va dal Rinascimento al XVIII secolo. Il prossimo volume, l’ultimo della quadrilogia, uscirà a ottobre 2020. Per l’occasione vi proponiamo, con il permesso degli autori, la prefazione al volume terzo, scritta da Luigi Pepe.
  • Archimedia 3/2019: “D’amore, di pesci e altre sciocchezze”
    A cominciare dalla sua prima uscita del 2016, Archimede ospita Archimedia, una rubrica di fumetti e altri media curata da Andrea Plazzi. Nel n. 3/2019 trovate “D’amore, di pesci e altre sciocchezze”, un fumetto di Dario Grillotti in cui si riparla di Vito Volterra immaginando la sua conversazione con il cognato Umberto D’Ancona a proposito dei pesci dell’Adriatico. Sul sito presentiamo come al solito la prefazione di Andrea Plazzi accompagnata da alcune belle immagini.
“Quanta roba. E adesso?”.
“Adesso c'è Gianluigi Filippelli, con contributi da due diversi blog”.
“Uno dei due è Dropsea, vero?”.
“Esatto, ecco qua:”.
  • Per la serie de Le grandi domande della vita, Speciale astronomo risponde 2019 c'è questo, con un paio di risposte su un viaggio interstellare sulla stella più grande dell'universo conosciuto
  • Il ritratto di Carl Ludwig Siegel, matematico tedesco che sognava di fare l'astronomo, e quello di  Walther Bothe, fisico tedesco che costruì il primo ciclotrone della Germania.
  • In più Il volo dei corvi di Odino dove, partendo da una canzone del gruppo death metal Amon Amarth, Gianluigi racconta un paio di cose sul paradosso logico del corvo.

“Molto bene. E l'altro blog?”.
“È Al Caffè del Cappellaio Matto, in cui ha scritto Il coding a Paperopoli, recensione/approfondimento di una storia tratta da Topolino #3345 e dedicata al coding.

“Ora abbiamo finito?”.
“Sembra di sì”.
“Non manca qualcuno?”.
“Uhm, credo di no”.
“Eppure, mi sembra che manchi qualcuno”.
“Controllo meglio… Ah!”.
“Cosa?”.
Piotr”.
“Ecco!”.
“Mi ha mandato un po' di cose solo adesso”.
“Capirai”.
“Profondendosi in profonde scuse”.
“Ottimo”.
“Ecco qua, senti cosa scrive:”.
  • Uno dei soliti problemi classici, di sezionamento geometrico, ma con un titolo che doveva essere abbastanza complicato ai tempi delle crociate (e pure adesso, mah…).
  • Un brillante Paraphernalia Mathematica del GC, e pure questo che – tra citazioni vanvogtiane e commenti, rischia il politically uncorrect (e noi manco ce ne eravamo accorti).
  • Un compleannuccio che, originariamente, si intitolava “Etimologia particolare”, perché aveva l’intenzione di fare l’appello etimologico dei nomi delle particelle (più o meno) elementari. Nasceva, più che altro, dalla constatazione che quasi tutti parlavano del “Bosone di Higgs” parlando di Higgs, e quasi nessuno sembrava far caso al poveretto che aveva dato origine alla parola “bosone”.
  • Un Quick&Dirty non fa mai male, specie se di tratta di ingannevole cinematica.
“Oh, bene. Non c'è anche il nuovo numero di Rudi Mathematici?”.
“Ancora no. Ci sarà, ma avrà (cito) un ritardo fantasmagorico. Quando uscirà, se mai uscirà, sarà a questo indirizzo”.
“Quindi abbiamo finito davvero?”.
“Sì. Appuntamento al mese prossimo, col Carnevale numero 137, dai Rudi Mathematici”.
“137, un numero primo”.
“Sì”.
“Chissà a quale verso della poesia Gaussiana corrisponde”.
“Chissà”.