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giovedì 24 gennaio 2013

sabato 1 dicembre 2012

Enigma

Ci sono tre storie che convergono qui.

La prima è quella che racconta di me bambino, accompagnato da mio papà al cinema a vedere Biancaneve, nella versione in cartoni animati di Walt Disney. Mi racconta il babbo che io passai metà del tempo con gli occhi chiusi, terrorizzato dalla strega cattiva. I miei ricordi non sono molto precisi (avrò avuto sei anni, più o meno), tranne che in un punto: la scena in cui QUELLA MALEDETTA STREGA ORRIPILANTE SCENDE NELLE PRIGIONI DEL CASTELLO, ehm, io l'ho vissuta con gli occhi chiusi da entrambe le mani e al di sotto della linea dei sedili davanti a me, per stare nel sicuro. Ancora oggi, mi sento inquieto al pensiero di quella vecchiaccia col naso bitorzoluto.

La seconda storia è quella che vede ancora me stesso, molto più grande, acquistare e leggere un libro (di cui magari parlerò in un altro momento) su spionaggio e codici cifrati, presentati sia dal punto di vista tecnico che da quello storico. È stato grazie a quella lettura che ho imparato l'importanza che hanno avuto i matematici durante la guerra.

La terza storia è quella raccontata in Enigma, la strana vita di Alan Turing (di Tuono Pettinato e Francesca Riccioni, Rizzoli Lizard, 13.60€ in formato fisico e 11.99€ in formato Kindle)

More about Enigma


È una storia a fumetti che racconta di Alan Turing, della sua vita, delle sue scoperte, del suo genio e della sua triste fine. La biografia è molto dettagliata, ma non è un testo matematico (non temete): vengono citate alcune pietre miliari della storia della matematica, come il paradosso di Russell, il programma di Hilbert, il teorema di Gödel, la macchina di Turing e l'omonimo test. Viene poi descritta l'attività di Bletchley Park, e vengono citate le macchine Enigma e Colossus.

Lo scopo di questo libro non è quello di dimostrare teoremi o di parlare di matematica, no. Lo scopo è quello di raccontare una storia, e di invogliare il lettore ad approfondire.

E direi che ci sia riuscito benissimo, se non fosse per quella brutta ossessione di Turing per la storia di Biancaneve. Se, come lui e come il bimbetto della prima storia, siete rimasti ossessionati da Grimilde, non andate a pagina 52 se siete soli in casa.






lunedì 28 giugno 2010

Logicomix

More about Logicomix

Logicomix è un libro a fumetti che si sviluppa su tre livelli. Nel primo, i protagonisti sono gli autori, ritratti mentre stanno lavorando alla realizzazione del libro stesso. Dunque Logicomix è un libro autoreferenziale, che parla di sé. E l'autoreferenzialità è uno dei temi cardine della storia, naturalmente.

Il protagonista del secondo livello è Bertrand Russel. Il primo settembre del 1939 Hitler invade la Polonia; il quattro settembre il Regno Unito dichiara guerra alla Germania, e Russel viene invitato da un'università americana a tenere una conferenza sul rapporto tra la logica e le vicende umane. Il matematico viene accolto da un gruppo di isolazionisti, contrari all'entrata in guerra degli Stati Uniti, che invitano Russell a rinunciare alla sua lezione per unirsi, invece, alla loro protesta. Russell ribalta la situazione, e convince gli isolazionisti a partecipare alla sua conferenza con queste parole:  ma io parlerò, appunto… di ragione, e nella sua espressione più alta: la logica! Quale modo migliore per introdurre un dibattito sulla guerra?

Il terzo livello vede come protagonista la Logica: la conferenza di Russell è un lungo flashback in cui il matematico racconta la storia della sua vita, che è anche la storia della ricerca dei fondamenti della matematica, e la storia della loro crisi. In questo racconto compaiono praticamente tutti i matematici dell'epoca: Cantor, Frege, Gödel, Hilbert, Poincaré, Von Neumann, Whitehead, Wittgenstein (se vogliamo considerarlo un matematico).

Il terzo livello si conclude con le parole di Von Neumann pronunciate dopo aver assistito alla dimostrazione del teorema di incompletezza di Gödel: è la fine.

Il secondo livello si conclude invece con le parole di Russell rivolte agli isolazionsti: sentite, il mio è davvero un racconto ammonitore, una storia narrata che mette in guardia dalle soluzioni preconfezionate. Dalla semplice applicazione di formule… soprattutto per voi, che vi trovate di fronte a problemi così difficili.

Il primo livello, infine, si conclude con una rappresentazione teatrale: gli autori del libro sono invitati a teatro, ad assistere alle prove dell'Orestea. Nel finale le Furie, che voglio punire Oreste, lo inseguono fino alla città di Atene, dove egli invoca la protezione di Atena, la dea della saggezza. La quale non si comporta assolutamente come ci si aspetta da una divinità greca, perché chiama a decidere delle sorti di Oreste tutti i cittadini di Atene, dando così origine al sistema del processo giuridico democratico.


La traduzione italiana è buona; se proprio si vuole notare un difetto, questo è nella realizzazione dei fumetti: le dimensioni delle nuvolette sono identiche a quelle della versione inglese, ma la traduzione italiana è a volte un po' troppo lunga. Per fare stare l'intera frase dentro alla nuvola, a volte è stato rimpicciolito il carattere, e questo dà un po' fastidio.

Sono 352 pagine che vale la pena di leggere.

sabato 22 maggio 2010

Speriamo che porti bene

Il 24 novembre 1948 venne pubblicata una storia di Carl Barks dal titolo The Sunken Yacht (L'eredità di Paperino in italiano). Paperino e i nipotini hanno una impresa di recuperi marini, e propongono allo zio Paperone di recuperare un suo yacht. Sembra una impresa impossibile, ma i nipotini hanno la geniale idea di riempire la nave di palline da ping-pong per farla tornare a galla.


Nel dicembre del 1964 un inventore danese, di nome Karl Krøyer, utilizzò lo stesso principio per recuperare una nave affondata vicino al porto del Kuwait utilizzando schiuma di polistirolo espanso al posto delle palline da ping-pong. Si dice che Kroyer non sia riuscito a brevettare questo sistema perché secondo l'ufficio brevetti esisteva già una descrizione preliminare della sua tecnica: proprio in questa storia di Barks.


Il 17 marzo 1974 venne pubblicata, su Topolino, la prima parte di una storia in due puntate (la seconda sarebbe stata pubblicata la settimana dopo, il 24 marzo) dal titolo Zio Paperone e la raffineria galleggiante, scritta da Giorgio Pezzin e disegnata da Giorgio Cavazzano. Zio Paperone costruisce una nave gigantesca in grado di aspirare il petrolio disperso in mare e raffinarlo immediatamente.


Il petrolio raffinato viene immagazzinato all'interno di un serbatoio galleggiante.


Naturalmente Rockerduck non ci sta, e si accorda con i Bassotti per sabotare la nave. La nave affonda, i paperi trovano rifugio sul serbatoio galleggiante, il quale è però in balia delle correnti, e viene trasportato verso nord, in zone sempre più fredde. Dopo alcuni giorni, i paperi vengono salvati da un eschimese, che li riscalda con un fuoco alimentato da uno strano ghiaccio. Ecco una delle ultime pagine della storia:


Ecco, non so, con le palline da ping-pong è andata bene, magari qualche inventore dei giorni nostri può farsi venire l'ispirazione per rimediare a quello che sta succedendo in questo periodo.

[Update: ecco qualche tavola dell'edizione italiana della storia di Barks, grazie a Corax]


domenica 28 febbraio 2010

Il dugongo

(Tutto il movimento di ricordi che segue nasce da una parola letta qui)

Ero un bimbetto di circa dieci anni e, durante le estati, mentre i miei lavoravano, stavo quasi sempre con la nonna, la mamma di mia mamma. Ogni tanto, però, andavo dagli altri nonni, i genitori del babbo, che abitavano vicino al centro città. Il nonno, che ora non c'è più, andava quasi quotidianamente a chiacchierare con il suo consuocero, proprietario di una libreria (che esiste ancora, e porta ancora il cognome del consuocero, anche se ora non è più il proprietario). Io andavo con lui.

Voglio dire: io passavo le mattine all'interno di una libreria, toccavo i libri, li guardavo, li prendevo, li leggevo. Li annusavo.

Sì, oggi si può entrare in una grande libreria, toccare quello che si vuole, leggere magari a scrocco, ma non è la stessa cosa. Quella là era una libreria vera, con un'anima. E un libraio che conosceva ogni volume che aveva in vendita, che salutava i clienti che entravano, scambiava quattro chiacchiere, consigliava.

Vabbè, lo so che adesso, con la diffusione degli ebook reader, quelli che parlano del profumo dei libri sono guardati con sufficienza (non che prima fossero considerati delle persone del tutto normali, eh), ma portate pazienza. Per me quello era un posto speciale.

Mi ci sono letto le origini di Diabolik, per dire.

Il nonno aveva, a casa sua, una edizione della Divina Commedia della casa editrice Nerbini, Firenze. Io la guardavo in continuazione (anche un po' di nascosto: c'erano delle figure un po' scollacciate che non sapevo bene se potevo guardare oppure no); in libreria avevo riconosciuto la stessa casa editrice (la stessa carta, lo stesso profumo) in un paio di libri dalla copertina blu: Iliade ed Eneide. Il nonno me li regalò quando ero alle medie.

Ma tutto ciò non ha nulla a che fare con il dugongo.

Intanto: sapete cos'è un dugongo? Se no, andate pure avanti a leggere. Se sì, fermatevi un attimo a pensare: quando avete imparato il significato della parola? Ve lo ricordate? Io sì, come se fosse ieri. Ero là in quella libreria, e stavo leggendo un libro. Uno di quelli a cui tengo di più.

Pausa.

Ho conosciuto l'arte di Franco Caprioli in quella libreria, leggendo una riduzione a fumetti del romanzo L'isola misteriosa, di Verne. Non conoscevo né il disegnatore, né il romanzo: quando trovai il volume in libreria, non lo mollai più. È un'avventura meravigliosa, con i misteri, le esplorazioni, la natura selvaggia. Con l'ingegnere che sa risolvere ogni tipo di problema (sì, certo, è un'opera di fantasia), sa calcolare l'altezza di un monte utilizzando le proporzioni, sa fabbricare i mattoni, sa estrarre il ferro, sa creare la nitroglicerina, sa trovare longitudine e latitudine. E te lo spiega, anche. E tu, leggendo, impari come si fa.

E i disegni. I disegni di questo artista che disegna con una pazienza infinita. Non usa retini: disegna i puntini a mano. Ne pubblico qualcuno qua sotto: non ho chiesto nessun permesso e, se qualcuno protesterà, li cancellerò. Non ci guadagno nulla.

Il marinaio Pencroff

Una delle invenzioni dell'ingegnere

La lezione sulla similitudine

Il mare è spettacolare

Ed ecco il dugongo

venerdì 25 dicembre 2009

Ultima lezione a Gottinga

More about Ultima lezione a Gottinga

Ne aveva parlato Andrea Plazzi sul suo blog, poi i Rudi Matematici durante la celebrazione del quinto Carnevale della Matematica, poi di nuovo Andrea Plazzi, seguito dai Rudi Mathematici nell'ultimo numero della loro rivista e da .mau. sul suo blog.

Si tratta del libro Ultima lezione a Gottinga, un racconto matematico a fumetti o, se volete, una graphic novel, che parla degli infiniti di Cantor. Siamo nella Germania governata dal nazismo, e il professore ebreo sta dando l'ultimo saluto all'aula, ora deserta, nella quale ha fatto lezione per tanto tempo.

L'aula, però, non è del tutto vuota: uno studente è entrato per recuperare un libro che aveva dimenticato, ed assiste alla lezione solitaria del suo professore.

La matematica è tanta, riassunta in poche tavole; i disegni sono molto belli. Se, poi, la lettura di questo racconto a fumetti vi ha incuriositi, magari date un'occhiata anche a Verso l'infinito (ma con calma), il mio contributo alla diffusione delle teorie di Cantor (dove non troverete fumetti, ma dialoghi — svolti, probabilmente, in un periodo meno cupo rispetto a quelli dell'Ultima lezione).

martedì 24 novembre 2009

Il Topolino di una volta

Mia nonna, classe 1921, conserva ancora alcuni Topolini (plurale della rivista a fumetti Topolino) di mio papà: si parla dei primi numeri del giornalino che ancora oggi viene venduto in edicola.

Le storie pubblicate a quei tempi erano molto diverse da quelle di oggi. Proprio poco fa mi è arrivata un'email pubblicitaria che mi segnalava una nuova iniziativa: si può andare su un sito, sfogliare un catalogo di 60 storie e farsi stampare un Topolino personalizzato con le storie preferite.

Ho ritrovato alcune chicche meravigliose: Zio Paperone e il ventino fatale, ad esempio, di Barks, in cui Zio Paperone se la vede molto brutta. Oppure Eta Beta e il tesoro di Mook, una lunghissima storia a puntate di Walsh e Gottfredson che oggi sarebbe impossibile pubblicare in un giornale per bambini: pistole, pugni, minacce, morti. E poi c'è L'Inferno di Topolino, nella versione non censurata: imperdibile.

Si possono leggere online, è un peccato non conoscerle.

lunedì 6 luglio 2009

Autocitazione

La disgustosa ostentazione di plutocratica sicumera ha colpito ancora.

(L'immagine proviene da Topolino 2796, del 30 giugno 2009, ed è una meravigliosa autocitazione)

sabato 4 luglio 2009

Sono il migliore in quello che faccio

Poi dicono che hanno fascino quelli alti, belli e levigati: Wolvie però è il nodo dal quale si diramano più rami.

(Via uncannyxmen.net)

sabato 6 dicembre 2008

Kenissuaq!


Pare che Berardi e Milazzo stiano progettando di lavorare alla storia finale della saga di Ken Parker. Incrocio le dita e spero che il fumetto più bello dell'universo (già) trovi davvero una degna conclusione.