“Guarda che tu mi devi ubbidire!”.
“Ma mamma, io posso decidere se ubbidirti o no”.
“No! Puoi disubbidirmi solo se poi vai a predicare al tempio!”.
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mercoledì 28 gennaio 2009
domenica 7 settembre 2008
Disgiunzione logica
Ho appena spiegato a mio figlio che alla domanda “vuoi un pezzo di pizza margherita oppure con la salsiccia?” solo un matematico risponderebbe “sì”.
venerdì 18 aprile 2008
Ai ricevimenti
“Eh, lo so, prof, che mia figlia ha qualche problema in matematica. Dirò a mio marito di farle fare qualche esercizio in più, lui ha fatto questa scuola e in matematica è più efferato”.
giovedì 6 dicembre 2007
È intelligente, ma non si applica
Questa non è della mia scuola e quindi posso raccontarla senza timori...
La studentessa fa, dall'inizio dell'anno, la settimana corta. Va a scuola dal martedì al venerdì, mentre il lunedì e il sabato non si fa mai vedere. Passa settembre, passa ottobre, ci sono i consigli di classe, i ricevimenti dei genitori, la studentessa viene redarguita.
Poi non la si vede più a scuola. Cos'è successo?, domandano gli insegnanti. Sa, prof, la studentessa è in vacanza. Come in vacanza? Eh, sì, lei ha promesso che da ora in poi verrà a scuola anche il lunedì e il sabato, e i genitori le hanno dato un premio. Adesso è, per due settimane, alle Seychelles, poi torna.
Comunque sia, la studentessa ha finito le vacanze già da un po' di tempo, ma pare che ora faccia la settimana cortissima: a scuola non l'hanno più vista.
La studentessa fa, dall'inizio dell'anno, la settimana corta. Va a scuola dal martedì al venerdì, mentre il lunedì e il sabato non si fa mai vedere. Passa settembre, passa ottobre, ci sono i consigli di classe, i ricevimenti dei genitori, la studentessa viene redarguita.
Poi non la si vede più a scuola. Cos'è successo?, domandano gli insegnanti. Sa, prof, la studentessa è in vacanza. Come in vacanza? Eh, sì, lei ha promesso che da ora in poi verrà a scuola anche il lunedì e il sabato, e i genitori le hanno dato un premio. Adesso è, per due settimane, alle Seychelles, poi torna.
Comunque sia, la studentessa ha finito le vacanze già da un po' di tempo, ma pare che ora faccia la settimana cortissima: a scuola non l'hanno più vista.
mercoledì 31 gennaio 2007
Differenze di vedute
Durante l'ora di ricevimento di qualche giorno fa si è presentato un genitore che, dopo aver chiesto informazioni sull'andamento del figlio, mi ha informato riguardo alle discussioni che i due hanno abitualmente sul metodo di studio, l'impegno a scuola, l'importanza di studiare, e tutte quelle cose lì.
“Lei m'insegna, professore”, mi diceva, “che la matematica in sé è inutile. La matematica serve solo se applicata alle materie tecniche”.
Mentre parlava, io pensavo a quanti giorni mancassero all'uscita del nuovo numero di Rudi Mathematici, all'ultimo teorema di Fermat, al decadimento audioattivo, al gioco dei soldati nel deserto (che ha una bellissima dimostrazione di impossibilità - quella data nel link non è così bella come quella che usa i numeri di Fibonacci, per chi la conosce).
“Lei m'insegna, professore”, mi diceva, “che la matematica in sé è inutile. La matematica serve solo se applicata alle materie tecniche”.
Mentre parlava, io pensavo a quanti giorni mancassero all'uscita del nuovo numero di Rudi Mathematici, all'ultimo teorema di Fermat, al decadimento audioattivo, al gioco dei soldati nel deserto (che ha una bellissima dimostrazione di impossibilità - quella data nel link non è così bella come quella che usa i numeri di Fibonacci, per chi la conosce).
sabato 2 dicembre 2006
Bastone platonico
Sarà il divario generazionale, sarà la contrapposizione tra l'età degli insegnanti, che avanza sempre, e l'età degli studenti, che rimane sempre costante (accidenti a loro), sta di fatto che La Scuola (ente astratto, idea platonica) si lamenta sempre perché Gli Studenti (ente astratto collettivo, idea platonica) non sono più come erano Una Volta (ente astratto, idea platonica).
Sono meno impegnati, più disinteressati, meno concentrati, hanno una scala di valori diversa da quella che avevano Gli Studenti di Una Volta (soprattutto I Genitori (ente astratto, idea platonica) hanno scale di valori diverse, a dirla tutta).
Poi arrivano i ricevimenti dei Genitori, e gli enti astratti escono dal loro mondo ideale e si concretizzano davanti a te, mostrando tutte le loro particolarità, i loro caratteri distintivi, i loro problemi, le loro aspettative. In particolare, un paio di giorni fa si sono concretizzati davanti al consiglio di classe (e a me, che sono il coordinatore, ahimè) gli enti astratti Genitori e Studenti di seconda. Sono diventati enti concreti, materiali, bastonabili. E sono stati bastonati abbondantemente (credevamo noi, poveri insegnanti illusi) riguardo al loro comportamento intollerabile.
“Noi entriamo in classe molto volentieri”, dicevamo ai genitori, “sono studenti molto simpatici, in questa classe si sta bene”. Pausa. “Però...” - questo è un Discorso Standard, c'è sempre un “però” che rovina tutto - “però non ne possiamo più”, e giù a raccontare della fatica che si fa per farli stare buoni, per farli mettere a sedere, per fare l'appello, per fare lezione.
Quello che succede di solito, in seguito, è che per almeno una settimana gli studenti si mettono buoni, si ricordano delle sgridate, cercano di stare in silenzio, diventano più educati, si ricordano magari delle minacce fatte loro dai genitori la sera del ricevimento generale.
Ma allora, cosa deve dire un insegnante che, dopo essere entrato in classe ed avere annunciato che ciò che avrebbe spiegato sarebbe stato causa di un sacco di insufficienze in una futura verifica (“quindi state attenti, aprite le orecchie e fate silenzio!”), impiega un'ora intera per spiegare un unico concetto?
Un'ora intera di caos totale per colpa di questa formula:
Sono meno impegnati, più disinteressati, meno concentrati, hanno una scala di valori diversa da quella che avevano Gli Studenti di Una Volta (soprattutto I Genitori (ente astratto, idea platonica) hanno scale di valori diverse, a dirla tutta).
Poi arrivano i ricevimenti dei Genitori, e gli enti astratti escono dal loro mondo ideale e si concretizzano davanti a te, mostrando tutte le loro particolarità, i loro caratteri distintivi, i loro problemi, le loro aspettative. In particolare, un paio di giorni fa si sono concretizzati davanti al consiglio di classe (e a me, che sono il coordinatore, ahimè) gli enti astratti Genitori e Studenti di seconda. Sono diventati enti concreti, materiali, bastonabili. E sono stati bastonati abbondantemente (credevamo noi, poveri insegnanti illusi) riguardo al loro comportamento intollerabile.
“Noi entriamo in classe molto volentieri”, dicevamo ai genitori, “sono studenti molto simpatici, in questa classe si sta bene”. Pausa. “Però...” - questo è un Discorso Standard, c'è sempre un “però” che rovina tutto - “però non ne possiamo più”, e giù a raccontare della fatica che si fa per farli stare buoni, per farli mettere a sedere, per fare l'appello, per fare lezione.
Quello che succede di solito, in seguito, è che per almeno una settimana gli studenti si mettono buoni, si ricordano delle sgridate, cercano di stare in silenzio, diventano più educati, si ricordano magari delle minacce fatte loro dai genitori la sera del ricevimento generale.
Ma allora, cosa deve dire un insegnante che, dopo essere entrato in classe ed avere annunciato che ciò che avrebbe spiegato sarebbe stato causa di un sacco di insufficienze in una futura verifica (“quindi state attenti, aprite le orecchie e fate silenzio!”), impiega un'ora intera per spiegare un unico concetto?
Un'ora intera di caos totale per colpa di questa formula:
mercoledì 29 novembre 2006
Multitasking
Esco dal cancello della scuola, con la bicicletta, e incrocio uno che stava svoltando per entrare in un parcheggio mentre con la mano destra teneva il cellulare all'orecchio sinistro, e con la mano sinistra teneva il volante; non so cosa stesse usando per cambiare marcia. Non l'ho insultato perché potrebbe anche essere un genitore dei miei studenti, anche se non l'ho riconosciuto... Lui, comunque, non mi ha visto - e come avrebbe potuto farlo, del resto?
(Magari invece era uno che passava di lì, ma in questa settimana in cui ogni sera ricevo genitori mi sembra di vedere genitori ovunque)
(Magari invece era uno che passava di lì, ma in questa settimana in cui ogni sera ricevo genitori mi sembra di vedere genitori ovunque)
mercoledì 25 ottobre 2006
Standing ovation
I genitori remano contro: non avrei saputo dirlo meglio. Venerdì toccherà a me la riunione coi genitori degli alunni di seconda, speriamo bene...
giovedì 27 luglio 2006
Eh, signora mia...
Dialogo estivo da cortile tra genitori:
"...eh, hanno degli zaini così pesanti!"
"Ah, ai miei tempi non c'erano tutti questi pesi da portare!"
"Eh, sì!"
"Sì, eh? Non si portavano zaini, si andava solo con la cinghia, si portava solo la roba che serviva per quel giorno, e via andare!"
"Eh, si era più leggeri! Adesso, invece..."
"Sì, sì. Poca roba, uno o due quaderni e basta. Io i libri li lasciavo sempre a scuola, tanto non studiavo mai. Non facevo fatica, eh?"
Poi ci lamentiamo degli studenti di oggi.
"...eh, hanno degli zaini così pesanti!"
"Ah, ai miei tempi non c'erano tutti questi pesi da portare!"
"Eh, sì!"
"Sì, eh? Non si portavano zaini, si andava solo con la cinghia, si portava solo la roba che serviva per quel giorno, e via andare!"
"Eh, si era più leggeri! Adesso, invece..."
"Sì, sì. Poca roba, uno o due quaderni e basta. Io i libri li lasciavo sempre a scuola, tanto non studiavo mai. Non facevo fatica, eh?"
Poi ci lamentiamo degli studenti di oggi.
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