Qua siam messi così
“Guarda che tu mi devi ubbidire!”.
“Ma mamma, io posso decidere se ubbidirti o no”.
“No! Puoi disubbidirmi solo se poi vai a predicare al tempio!”.
La scuola dal punto di vista di un prof di matematica
“Guarda che tu mi devi ubbidire!”.
“Ma mamma, io posso decidere se ubbidirti o no”.
“No! Puoi disubbidirmi solo se poi vai a predicare al tempio!”.
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zar
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Il 14 febbraio si festeggia il Carnevale della Matematica, ospitato qui. Se avete scritto qualcosa di matematico e volete che sia pubblicato, fatemi sapere.
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“Prof, posso andare ad aprire la finestra?”.
“Va bene... però tirati su le braghe che non mi piace la visione delle tue mutande”.
“Ma uffa, prof... Va bene?”.
“Sì, ma non camminare così che mi sembri Jar Jar”.
“Ma prof, lei non sa nemmeno chi sia Jar Jar”.
“See”.
“Allora mi dica: che razza è? Su che pianeta è nato?”.
“Ehm. È un Gungan”.
“Giusto. E il pianeta?”.
“Eehhmmm”.
“Psst, prof! Naboo”.
“Naboo!”.
“Eh, vabbè, così son buoni tutti”.
“Comunque deve morire tra atroci sofferenze. Siediti che interrogo”.
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Attraverso gli elementi condivisi di Keplero sono arrivato a questo post di Strange Paths: il canone cancrizzante di Bach scritto su un nastro di Möbius. Da vedere, ascoltare, riascoltare, rivedere...
Per chi ha letto GEB, e per chi ancora non sa cosa sia GEB.
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Dopo i Chuck Norris facts, ecco i Carl Friedrich Gauß facts.
When Gauss tells you that he’s lying, he’s telling the truth.
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“Se ben ricordo, hai parlato di Achille e la Tartaruga perché avevi detto che esiste un'altro modo di dimostrare che, nel gioco dei soldati, non si può arrivare alla quinta casella”.
“Esatto, un modo che richiede la conoscenza delle serie geometriche”.
“E come funziona?”.
“Prima di tutto dobbiamo utilizzare un numero particolare, la sezione aurea”.
“Ne ho già sentito parlare...”.
“Molto bene. Noi utilizzeremo questo valore: (√5 -1)/2, che indichiamo con φ, e con le sue potenze riempiremo la nostra scacchiera, così:”.
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È uscito da .mau. oggi. Il prossimo sarà ospitato qui, cominciate già a pensare a cosa scrivere...
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“Ma dai, figuriamoci se qualcuno ha pensato sul serio che Achille non fosse in grado di raggiungere e superare la tartaruga”.
“A parte i miei studenti, intendi? Che dopo che io ho raccontato la storia mi chiedono sempre se è proprio vero che Achille non ce la fa a vincere la gara di corsa?”.
“Eh, sì”.
“Bè, la descrizione del paradosso viene da Zenone di Elea, un filosofo greco. In effetti i greci ne dovevano sapere di gare di corsa”.
“Appunto. E quindi? Perché tutta questa storia?”.
“La storia serve per fare capire che non è così semplice parlare di somme infinite”.
“In che senso?”.
“Nel senso che la descrizione fatta dalla signorina Tartaruga è giusta, dopotutto. Achille deve davvero percorrere tanti piccoli pezzi, se ogni volta vuole raggiungere la posizione in cui si trovava la tartaruga precedentemente. Naturalmente impiegherà sempre meno tempo, e a un certo punto raggiungerà e sorpasserà la tartaruga. Il fatto è che, se vogliamo seguire la descrizione del moto fatta dalla signorina Tartaruga, dobbiamo sommare infiniti segmenti sempre più piccoli, e anche infiniti istanti di tempo sempre più piccoli. E non è ovvio il modo in cui possiamo farlo, come spiega il paradosso”.
“Uhm, comincio a capire. Quando si ha a che fare con gli infiniti ci sono sempre dei problemi”.
“Esatto. Pensa a questa somma:”.
1 + 1/2 + 1/4 + 1/8 + ...
“Quando mi fermo?”.
“Mai”.
“Ah. Sommo tutte le frazioni con denominatori del tipo 2n. Sono numeri sempre più piccoli, però sono anche infiniti”.
“Già. E la domanda a cui è difficile rispondere è questa: quanto risulta?”.
“Boh? Come si fa a saperlo?”.
“Prova a guardare questa figura:”.
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“Buongiorno, signorina Tartaruga!”.
“Oh, buon giorno, signor Achille. Dove va così di fretta?”.
“Ah, stavo facendo una corsetta per tenermi in allenamento, non ho una meta particolare”.
“Bravo, bravo, si tenga in forma. Anzi, senta...”.
“Mi dica”.
“Le andrebbe di fare una gara di corsa con me?”.
“Con lei?”.
“Con me, certo. Un omone grande e grosso come lei non avrà paura, vero?”.
“Ma no, certo che no. Però, sa, con rispetto parlando, io penso che non sia proprio una gara alla pari”.
“Eh, lo so. Per questo mi domandavo se lei fosse così gentile da lasciarmi un po' di vantaggio. Non tanto, sa? Mi basta poco”.
“Va bene, se proprio vuole”.
“Facciamo così, allora. Lei parte da qua, e io mi metto un po' più avanti, diciamo a circa dieci metri. Vince chi arriva per primo a quell'albero là in fondo, lo vede?”.
“Quello con il bersaglio appeso?”.
“Proprio quello. C'era un signore, prima, che stava cercando di lanciare delle frecce, andava avanti e indietro, prendeva delle misure. Non ho ben capito, ma mi pare che alla fine di frecce non ne abbia lanciato nemmeno una”.
“C'è della gente strana, al mondo. Ecco, io mi metto in posizione, mi dica lei quando vuole partire. Dia il segnale, e io parto”.
“Sa che lei mi sembra un po' troppo sicuro di vincere?”.
“Bè, lei mi scuserà se le ho dato questa impressione, ma mi pare proprio di riuscire a batterla anche se le ho dato dieci metri di vantaggio”.
“Perché lei pensa di riuscire a raggiungermi in breve tempo, immagino?”.
“Eh, sì. In un attimo riesco a percorrere quei dieci metri che mi separano da lei”.
“Ma lei ha pensato a cosa succede, mentre percorre quei dieci metri?”.
“No, cosa succede?”.
“Succede che anche io faccio un pochino di strada, sa? Quando lei ha percorso i suoi dieci metri, io mi sono spostata un po' dalla mia posizione”.
“E allora?”.
“E allora lei dovrà percorrere anche quel po' di strada in più che io ho percorso”.
“Va bene, non sarà un problema”.
“Ma mentre lei percorre quel pezzetto di strada, io riuscirò a farne ancora un po', e lei dovrà percorrere anche quell'ulteriore pezzo”.
“Oh, già”.
“Lei capisce che, ogni volta che percorre un po' di strada, io riuscirò sempre a farne un altro pezzetto. Insomma, riuscirò sempre a starle davanti”.
“Oh!”.
“E quindi lei non riuscirà a vincere”.
“Non ci avevo pensato, sa che ha ragione?”.
“In altre parole, vincerò io”.
“Ecco, io, credevo...”.
“Comunque, se ora vuole partire, io sono pronta”.
“Vede, il fatto è che, dopo la descrizione che ha fatto, io non mi sento più tanto in forma per gareggiare”.
“Vuol dire che si ritira?”.
“Mah, sì, pensavo che forse dovrei allenarmi ancora un pochino”.
“Come vuole. Allora la saluto, quando vuole tornare a sfidarmi io sono sempre qui”.
“Va bene, ci penserò. Ora vado a correre ancora un po', arrivederci”.
“Arrivederci, signor Achille”.
“Ah, signorina Tartaruga?”.
“Sì?”.
“Complimenti per la gara, non mi era mai capitato di perdere senza gareggiare. A dir la verità, non mi era ancora capitato di perdere”.
“C'è sempre una prima volta, signor Achille. Si faccia coraggio, e si alleni. Arriverci!”.
“Arrivederci, signorina Tartaruga!”.
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“Oh, ci ho provato e riprovato, ma non ce l'ho fatta a spingere un soldato fino alla quinta riga”.
“Eh, lo so”.
“Come, lo sai?”.
“Lo so perché è impossibile”.
“Ma come? Potevi anche dirmelo prima!”.
“E privarti del piacere di provare il gioco?”.
“Grrr. E come mai è impossibile? Si dimostra?”.
“Certo. La dimostrazione a me piace moltissimo, vuoi vederla?”.
“Ah, sì, dopo aver provato tante volte, ora voglio sapere perché non ci si riesce”.
“Bene. Dobbiamo mettere un po' di numeri sulla nostra scacchiera: cominciamo dal basso, e scegliamo arbitrariamente la settima riga sotto il confine con il deserto”.
“Perché proprio quella?”.
“Non è importante, da qualche parte dobbiamo partire. Poi ti dico cosa succede se decidiamo di partire da un'altra riga”.
“Ok”.
“Ora ci espandiamo, verso l'alto, destra e sinistra, mediante i numeri di Fibonacci”.
“Fibonacci? La successione 1, 1, 2, 3, 5, eccetera? Quella in cui ogni numero è la somma dei due precedenti?”.
“Giusto, quella”.
“E cosa c'entra adesso Fibonacci?”.
“Eh, è questo il genio della dimostrazione, stai a vedere. Riempiamo la scacchiera fino ad arrivare alla famosa quinta riga, guarda:”.
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“Bè, io ce l'ho fatta a mandare qualche soldato in avanti”.
“Bene, spero che tu non abbia cercato la soluzione su internet”.
“Ah, perché, c'è?”.
“Già, basta cercare il gioco dei soldati di Conway”.
“Quel Conway?”.
“Sempre lui, già. Dai, fammi vedere fino a dove riescono ad andare i tuoi soldati”.
“Allora, far fare un solo passo oltre alla linea blu è facile, ecco qua:”.
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Siamo in zona di guerra.
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Io e mia moglie ci stiamo urlando da una stanza all'altra:
“Ci sposiamo?”.
“Sì, dai!”.
Già, feisbuc.
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La differenza tra Vero Pilota, che guida abilmente sulla neve senza catene, e Vero Coglione, che si intraversa e ti fa fare un quarto d'ora di sosta non voluta, sta tutta in un tornante dal fondo ghiacciato.
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Se proprio devi toglierti i guanti, non appoggiarli sulla neve con l'apertura controvento.
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