venerdì 14 agosto 2009

Il Male Assoluto

Forse non tutti sanno come funziona uno scrutinio di un triennio di scuola superiore.

Ci si ritrova intorno a un tavolone (o a tanti banchi messi uno accanto all'altro, in una simulazione povera di tavolone), si aspetta l'ultimo collega ritardatario, o l'ultima collega che è andata a fumarsi una sigaretta ma arriva subito, e si comincia a dare un'occhiata al tabellone dei voti. In molte scuole il tabellone è videoproiettato su uno schermo o su una parete, così tutti gli insegnanti possono vedere i voti e fare i loro commenti.

La prima occhiata è sfuocata: se ci sono molte righe rosse, allora la classe è scarsa; se le righe rosse sono poche, allora la classe è una buona classe. Qualche insegnante deve fare questa analisi ad alta voce, in modo da rompere il ghiaccio e dare l'avvio ufficiale allo scrutinio. Poi si comincia.

I vari consigli di classe possono adottare strategie diverse: fare prima gli studenti senza debiti, fare prima gli studenti sicuramente bocciati (riga molto rossa), procedere in ordine alfabetico: alla fine non cambia molto.

Prendiamo un caso facile: una riga senza insufficienze. Uno degli insegnanti legge ad alta voce i voti, gli altri controllano che non ci siano errori, si sistemano eventuali mezzi voti rimasti indecisi, si parla del voto di condotta, e poi si arriva alla discussione riguardante il credito scolastico.

Da qualche anno, infatti, sono cambiate un po' di cose. Prima di tutto, l'esame di maturità non si chiama più così: anche se i telegiornali continuano a parlare di esame di maturità, la definizione corretta è esame di stato (conclusivo del secondo ciclo scolastico). Poi, il voto massimo non è più sessanta; anzi, sessanta diventa il voto minimo, mentre il massimo è cento. Infine, quel voto comincia a prendere forma a partire dal terzo anno delle superiori. Si accumula, insomma, un punteggio che, alla fine della quinta, sarà aggiunto a un altro punteggio calcolato in sede di esame: la somma costituirà il voto finale. Il punteggio che si accumula durante il triennio si chiama credito scolastico.

Torniamo alla riga senza insufficienze: lo studente è stato bravo (che poi si dovrebbe dire che ha fatto il suo dovere, cioè essere promosso senza debiti, ma andiamo avanti), non deve recuperare niente, possiamo promuoverlo. Che media ha?

La media è il numero magico che determina il destino dello studente: a seconda della media, infatti, egli si posiziona all'interno di una banda di oscillazione (è qua: guardate la tabella A). Per esempio, uno studente che ha fatto la terza classe ed è stato promosso con una media del 6.5 si trova all'interno della banda 4-5: questo significa che il consiglio di classe può decidere se assegnarli 4 oppure 5 punti di credito scolastico. Su quali basi decide il consiglio?

Naturalmente il consiglio deve stabilire dei criteri, non basta il buon senso. All'ultimo collegio docenti a cui ho partecipato era stata proposta una griglia con quattro o cinque voci (non ricordo bene), ognuna delle quali aveva qualcosa come sei indicatori (molto bene, bene, insomma, così così, malino, tremendo): secondo quella griglia, quindi, esisterebbero ben 64 oppure 65 diverse sfumature di giudizio. Tutto ciò per assegnare un solo punto, eh (va bene, l'idea è che il consiglio di classe deve essere tutelato nel caso in cui un insegnante pazzo arrivi e decida di stravolgere tutto: se abbiamo invece i criteri scritti nero su bianco anche un primate bene addestrato non può sbagliarsi — ma non è questo il punto, quindi andiamo avanti).

Bene, siamo arrivati al nostro ragazzo promosso con una certa media: se essa è vicina all'estremo superiore della fascia (cioè, se è un 6.9, per esempio), allora si assegna il punteggio più alto e non ci si pensa più. Ma se invece la media è un 6.1? Eh, allora vediamo se il ragazzo ha presentato dei crediti formativi, così ci risolviamo il problema.

I crediti formativi sono il Male Assoluto.

I crediti formativi sono punteggi derivati da attività extrascolastiche svolte dallo studente. Quali attività? Potrebbero essere di volontariato, per esempio, oppure di lavoro estivo, oppure, attenzione, attività sportive.

Lo studente ha lavorato per due mesi d'estate, naturalmente in regola, con tutti i documenti a posto? Bene, accettiamo il credito. Lui si posizionerebbe nella parte bassa della fascia, si meriterebbe solo 4 punti per la media, e noi gli diamo un punto in più e lo portiamo a 5 perché ha questo credito formativo. Non si può uscire dalla fascia, anche se ha quarantadue crediti noi non possiamo dargli quarantadue punti: solo uno.

Lo studente ha fatto volontariato? Ha assistito gli anziani una volta alla settimana per tutto l'anno? Benissimo. Ha fatto catechismo in parrocchia durante tutto l'anno? Bravo. Ha cominciato a donare il sangue (se è maggiorenne)? Ottimo. Un punto.

Lo studente ha fatto sport? Per un anno ha frequentato gli allenamenti della squadra di calcio tutti i pomeriggi dalle 15 alle 20? Tornando a casa stanco e senza voglia di studiare? È stato assente tutti i sabati da ottobre a maggio perché aveva la partita? Bene, bravo, un punto. Come? No? Invece sì, credito formativo per attività sportive. Capite la faccenda del Male Assoluto?

Veniamo invece allo studente che ha una media del 6.1 ma che, pollo, non ha presentato nessun credito. È un salame, e solo per questo fatto si meriterebbe il minimo della fascia. Però, dai, è uno dei pochi che non ha debiti, è sempre stato buono in classe, gli abbiamo dato anche dieci in condotta, potremmo premiarlo. Va bene, ma come si fa? Non basta dargli il punto in più e farla finita? Eh, in un mondo dove vige il buon senso, certamente sì. Ma nel mondo della scuola, in cui tutto deve essere verbalizzato, motivato, incasellato, qua siamo fuori dalla regola. E se qualcuno fa ricorso?

Ma come, qualcuno fa ricorso perché gli è stato dato un punto in più? Impossibile, no? Eppure qualcuno che sostiene che sarebbe comunque meglio inserire una motivazione salta sempre fuori. Va bene, che motivazione, però? Non ne troviamo una a prova di ricorso, come facciamo? Diciamo solo che è stato buono? Possiamo rafforzare questa affermazione con qualcos'altro?

Alza la mano l'insegnante di religione: se volete, potete anche mettere che durante l'ora di religione ha partecipato attivamente. Ah, va bene, vai, adesso abbiamo una motivazione a prova di ricorso.

Ecco, in questi giorni si sta discutendo su questo: se la motivazione dell'insegnante di religione può essere messa a verbale oppure no. Perché, per il resto, quel maledetto punticino in più non viene assegnato da un solo insegnante, ma da tutto il consiglio di classe.

I giornali che titolano “Insegnanti di religione esclusi dagli scrutini” non hanno mica ben capito come funziona. Il problema non è se gli insegnanti di religione (e quelli della materia alternativa alla religione) possano o meno partecipare a una eventuale votazione riguardante l'attribuzione del credito formativo: il problema è che l'idea stessa di credito formativo deve essere cancellata dall'esistenza.

14 commenti:

topor ha detto...

E io che mi lamento perchè lavoro in banca....
Sono perfettamente d'accordo.
Aboliamo i crediti formativi, subito.
E che uno all'esame venga giudicato per quel che ha studiato.
E basta. Come una volta.
Chiamami quando organizzi la manifestazione di protesta, che ti preparo i cartelloni per il corteo.

jenga ha detto...

come al solito (o comunque come troppo spesso accade) i giornalisti sparano il titolo a effetto e non hanno capito di cosa stanno parlando. Fortuna che mia moglie gli scrutini non li fa (insegna alla scuola dell'infanzia), almeno finchè la Gelmy Mary Star non si sveglierà con una nuova folgorante idea...

galliolus ha detto...

Grazie.

Alle medie la situazione è più semplice, o forse diversamente complicata. Mancando da qualche anno dalle superiori, da qualche giorno cercavo di capire su cosa diavolo stessero accapigliandosi, senza trovare ipotesi ragionevoli.

Grazie, grazie, grazie.

Annarita ha detto...

zar, ti ringrazio per questa chiara e concreta descrizione dell'esistente in fatto di valutazione scolastica.

Sono d'accordo sull'inutilità e iniquità del credito formativo, ma penso che il problema della valutazione nel nostro sistema scuola sia molto complesso.

Penso che non esista un sistema di valutazione condiviso, chiaro ed equo che sia in grado di valutare con trasparenza le reali competenze maturate dagli allievi, in tutti i livelli scolastici.

Il punto è proprio lavorare su questo aspetto, non credi?

Buon ferragosto.
annarita:)

zar ha detto...

@topor: bè, l'idea che il voto d'esame debba tener conto anche dell'andamento degli studi non è del tutto da buttare via. Una volta si diceva che l'esame era un "terno al lotto", adesso non è (quasi) più così. Penso che quest'idea sia da mantenere, però la faccenda delle bande di oscillazione è assurda.

@jenga: sì, i titoli sono ad effetto e sbagliati, purtroppo.

@galliolus: prego :-) Immagino che anche alle medie l'insegnante di religione partecipi agli scrutini e voti per la promozione o la bocciatura (ops, non promozione) degli studenti che fanno religione.

@annarita: verissimo, il problema della valutazione esiste. Penso che l'aver introdotto il credito scolastico che si accumula durante il triennio sia una buona idea, ma la genialata dei punti di credito formativo per attività extra-scolastiche è una schifezza bella e buona.

agapetòs ha detto...

Se i crediti sono il male assoluto, che dire dei debiti condonati e delle promozioni con voto di consiglio? la... vergogna assoluta?

zar ha detto...

Una vergogna, sì, soprattutto tenendo presente che ogni scuola fa un po' quello che vuole...

Mi piacerebbe che qualche ministro osasse portare nella scuola italiana il modello inglese (che conosco solo per sentito dire (è il modello anche di Hogwarts, ma Harry Potter non è un testo di didattica :-) )).

topor ha detto...

Mi riferivo a dar via dei crediti per meriti extrascolastici.
Trovo valido premiare la media degli ultimi tre anni, ma senza mezze vie, come dici tu.
Assolutamente da buttare il debito formativo, tout court.
Zar, com'è il modello inglese? illuminaci.

zar ha detto...

Credo che il modello inglese funzioni così: tu ti costruisci il tuo piano di studi, frequenti le materie che vuoi (entro certi limiti, immagino), e i vari corsi universitari mettono degli sbarramenti: se vuoi fare matematica, ad esempio, devi aver seguito tutti gli anni delle superiori matematica, ed essere stato promosso sempre con un voto non inferiore a n. Per poterti diplomare devi aver seguito un certo numero di corsi ed aver conseguito una certa media, cose così.

Confesso però che la cosa che mi attira di più è che gli insegnanti hanno la loro aula (e magari il loro ufficio) e sono gli studenti che si spostano e vengono da te. :-)

thonoma ha detto...

Io ho insegnato in una scuola che raccoglieva anche ragazzi da piccoli paesi di montagna. Crediti formativi di questi ragazzi: ZERO. Opportunità per averne: ZERO. Se questi giovani menti fanno corsi di ballo, calcio, nuoto o chissà quale altra bizzarra attività non credo gli vada riconosciuto un credito.
p.s. leggendo la descrizione mi sembrava di essere dentro i miei scrutini (ci mancava solo il dirigente scolastico a raccomandarsi di bocciare meno possibile)

zar ha detto...

thonoma, hai ragione riguardo al dirigente scolastico, ma ho volutamente scelto un caso facile: lo studente non ha debiti e quindi il dirigente non interviene :-)

topor ha detto...

anche il modello inglese ha i suoi limiti, te lo immagini? orde di adolescemi ormonauti su e giù per la scuola ad ogni cambio d'ora. Come minimo è una gran perdita di tempo.
Sul curriculum su misura ho delle riserve: si creano dei piccoli specialisti da troppo presto: ne va dello zoccolo culturale minimo univesale e poi dove ce l'hanno i nostri adolescemi di cui sopra la maturità per una scelta così mirata e con ripercussioni a lungo termine?

zar ha detto...

Eh, il movimento disturba tantissimo, sì. Per il curriculum su misura, potrebbe non essere come dici tu: se ho ben capito le materie "importanti" (qualunque cosa ciò significhi) le devono fare tutti, però se, per esempio, vuoi fare ingegneria all'università, allora in matematica devi aver preso almeno 8 in terza, quarta e quinta. Se invece vuoi fare lettere, ti basta aver preso 6 in terza e 5 in quarta e quinta.

Insomma, il curriculum può differenziarsi non sulle materie (o non su tutte) ma sul profitto.

topor ha detto...

allora se è così sono d'accordo. Anche se io darei comunque a tutti la possibilità di scegliere l'università che vogliono, indipendentemente dai voti delle superiori, e ti spiego il perchè:
1- ti può capitare una stronza come l'Ascari o qualche prof di manica stretta o che ti ha preso di mira, che ti impedisce oggettivamente di raggiungere la media necessaria
2- per me la soluzione di molti mali universitari (studenti fancazzisti, scelte sbagliate, fuori corso, ecc..) potrebbe essere questa: accesso libero a chiunque dovunque al primo anno, con scrematura per passare al secondo data dall'aver superato tutti gli esami e con una certa media. Il primo anno sarà un bel caos, ma dal secondo in poi va avanti solo chi ne ha voglia e ne ha le capacità.