sabato 30 giugno 2007
Calcoli che fanno girare la testa
Prof, si può usare la calcolatrice?
Equivalenza massa-energia
Questo video dimostra come, con la matematica, si possa creare massa dal nulla (fantastico, devo costruirmelo anche io).
venerdì 29 giugno 2007
Linguaggi

Il mio primo computer fu un Commodore VIC-20. Aveva 20kB di ROM per il sistema operativo e il BASIC, e 5kB di RAM, di cui 3583 byte disponibili per la programmazione in BASIC. Lo attaccai al televisore, lo accesi, vidi il cursore lampeggiante, scrissi “ciao”, e lui mi rispose “?syntax error”. Pensai “ooh, ma allora funziona!”, e da lì iniziò il mio dialogo con i computer.
Quest'anno non sono commissario agli esami di stato (ex esami di maturità - hanno deciso che maturità è una parola troppo grossa da usare, e adesso si chiamano così), ma lo sono stato varie volte in passato. I non addetti ai lavori non sanno che tutte le commissioni del regno usano un programma apposito per registrare i lavori, i voti, i verbali, per stampare attestati, quadri, resoconti, tabelle. Il famoso programma Conchiglia. Fra tutti i commissari ne viene designato uno, al quale viene dato il titolo onorifico di Segretario, addetto alle operazioni al computer. Di solito sono pochi quelli che si assumono spontaneamente questo ruolo, soprattutto nelle scuole non tecniche dove gli insegnanti che hanno dimestichezza con una tastiera sono quasi inesistenti.
Ogni volta che sono stato commissario agli esami di stato, io sono stato anche Segretario. Ho imparato l'arte della dattilografia sul VIC-20, le tastiere moderne mi fanno un baffo. I miei colleghi erano felicissimi di avermi come Segretario: uso tutte le dieci dita sulla tastiera, sono in grado di scrivere senza guardare i tasti, quindi posso copiare velocemente da un foglio scritto a mano. Mentre scrivo riesco ad ascoltare qualcuno che mi parla, magari lo guardo anche in faccia, e chi non è abituato mi guarda strano e mi domanda se lo sto prendendo in giro. “Cosa fai? Scrivi o mi ascolti?”. “Tutte e due”. “Ma smettila!”. E io sono felice di fare il Segretario: se scrivo io i verbali facciamo prima. Se lascio fare ai colleghi monodito non andiamo più a casa.
“Ma hai fatto un corso per scrivere così?”, mi ha domandato Collega Tecnico Elettronico, uno che di computer ne ha visti tanti.
“No, però ho cominciato a scrivere col VIC-20”. I suoi occhi si sono illuminati e mi ha sorriso.
Il VIC-20 era la negazione dell'ergonomia: la tastierona era alta vari centimetri, bisognava tenere i polsi tutti piegati per scrivere, oppure bisognava tenerli sospesi, senza punti di appoggio. Il mouse non esisteva, naturalmente. Si compravano riviste contenenti listati di programmi, e si ricopiavano a mano. Oppure si programmava da zero: sul manuale del computer c'era una sezione dedicata al linguaggio BASIC, si studiavano un po' i comandi e poi si provava qualcosa. Eravamo agli inizi degli anni '80 (se ho fatto bene i conti, nel 1982), e avere un computer, allora, significava questo.
I programmi più complicati (con 3583 byte liberi ci si poteva sbizzarrire) si potevano caricare mediante audiocassetta. Per dare un'idea della stratosferica capacità di una cassetta, basti pensare che in 30 minuti di audio si potevano registrare ben 100KB.
Il VIC-20 è stato anche il primo computer di Linus Torvalds, per dire.
Si imparava a programmare, quelli bravi anche in assembler, tutti gli altri in BASIC. Si facevano prove, si leggevano libri, si imparavano nuovi linguaggi - sia di programmazione, che linguaggi tecnici.
I computer degli studenti di oggi, invece, hanno ben più di 3583 byte liberi, i loro processori sono un po' più potenti di quello del VIC-20 (anche se poi qualche sistema operativo moderno usa il 95% della potenza di calcolo per fare delle belle finestre animate trasparenti), ma con la programmazione siamo messi male. Il BASIC, il linguaggio che una volta conoscevano tutti, ora è dimenticato. Purtroppo, nessun altro linguaggio ha preso il suo posto.
Però questi studenti di oggi ne conoscono, di nuovi linguaggi. Ne creano anche. Per esempio, quello degli SMS. Con quelle maledette abbreviazioni, come il “nn” al posto di “non” (nato quando il T9 non esisteva, e per scrivere “non” si doveva premere due volte sul 6, poi aspettare un po', poi tre volte sul 6, poi aspettare un altro po', poi due volte sul 6; se le soste non erano sufficientemente lunghe, saltava fuori un “nn”). Capisco che negli SMS si debbano risparmiare caratteri ma, quando una studentessa mi scrisse un sacco di “nn acc” nella verifica di matematica, io sentii un brivido freddo lungo la schiena e decisi che era stato superato il limite (sì, le abbassai il voto).
E giusto giusto ieri, uno studente che frequenta questi lidi, Ronkas, mi ha scritto in un commento che, prof, deve capire, che le nuove tecnologie portano nuovi linguaggi tecnici, che non si dice più “aggiungere” ad una rubrica, tanto per fare un esempio, ma ora si dice “addàre” ad una rubrica.
Che sta anche meglio di un obsoleto “aggiungere”, ha scritto un anonimo in un altro commento.
A questo punto, uso anch'io un linguaggio tecnico.
Indicata con V(t,s) la funzione che restituisce il voto V assegnato nel giorno t allo studente s, è dato il seguente postulato:
∃ t | t > "2007-09-01" ∧ V(t,Ronkas) = 2.
Tzè. Ho avuto il VIC-20, io.
mercoledì 27 giugno 2007
martedì 26 giugno 2007
Trasformazioni del piano
Ho scoperto questo bel filmato che fa un po' di chiarezza su quelle strane trasformazioni geometriche che si chiamano inversioni.
(via Good Math, Bad Math)
(via Good Math, Bad Math)
sabato 23 giugno 2007
giovedì 21 giugno 2007
Compiti per le vacanze
.mau. compie un'opera meritoria: dimostra, con un esempio, che non sempre la matematica è noiosa/difficile/inaffrontabile/(inserire aggettivi a piacere). Ci sono cose alla portata di tutti, dice, e fa un esempio sui sudoku. Eccolo.
Se nello schema iniziale di un sudoku compaiono solo sette numeri diversi (magari ripetuti più volte), allora il sudoku non ha soluzione unica.
Avanti, è da dimostrare. Possono farlo anche quelli col debito...
Se nello schema iniziale di un sudoku compaiono solo sette numeri diversi (magari ripetuti più volte), allora il sudoku non ha soluzione unica.
Avanti, è da dimostrare. Possono farlo anche quelli col debito...
sabato 16 giugno 2007
A cosa serve la matematica
BBC news pubblica una importantissima notizia che farà presto il giro del mondo: i matematici hanno scoperto una formula matematica che spiega l'evoluzione della schiuma della birra. Perché la schiuma di una lager sparisce in fretta, mentre quella di una Guinnes rimane per molto tempo? Ora abbiamo la risposta. Un'equazione ci spiega che le bolle piccole si restringono, le bolle grandi si allargano.
Per i tecnici, pare che sia stato generalizzato un vecchio risultato di Von Neumann che era valido in due dimensioni.
Per i tecnici, pare che sia stato generalizzato un vecchio risultato di Von Neumann che era valido in due dimensioni.
venerdì 15 giugno 2007
giovedì 14 giugno 2007
Silenzio stampa
In questi giorni siamo in regime di silenzio assoluto, non possiamo per nessun motivo raccontare gli esiti degli scrutini: sarebbe bene che gli studenti non ci provassero nemmeno a chiedere com'è andata. Non vorrei raccontare l'episodio di quello studente di quinta che, con cinque materie insufficienti, girava per i corridoi in cerca di insegnanti che gli dicessero se era stato ammesso all'esame, incontrando però soltanto volti di prof trasformati in sfingi.
Lo sventurato avrebbe poi scoperto, poche ore dopo, che, no, non era stato ammesso.
Lo sventurato avrebbe poi scoperto, poche ore dopo, che, no, non era stato ammesso.
mercoledì 6 giugno 2007
Non importa che tu sia leone o gazzella.
L'euforia di fine anno non c'è, da parte dell'insegnante. L'ultima settimana è terribile, orde fameliche di belve ti assediano per rimediare una sufficienza (che non avranno mai, figuriamoci se si riesce a prendere un 6 in pagella studiando l'ultima settimana di scuola), stormi di avvoltoi volano intorno alle tue spalle per dare un'occhiata al registro, predatori solitari stanno nascosti dietro ad ogni colonna o ad ogni angolo in attesa del tuo passaggio, pronti a bloccarti e a chiederti quando puoi interrogarli (ma solo sull'ultimo argomento, un esercizietto facile facile, niente teoria eh?).
Tu stai lì, a vedere gente che viene alla lavagna ma che sta sempre voltata indietro in cerca di suggerimenti, oppure che ti ripete a memoria una dimostrazione senza averla capita nemmeno un po', oppure che sta quaranta minuti su un'esercizio (facile facile, eh?) senza combinare niente, e ti domandi che cosa ci stai a fare.
Per fortuna venerdì finiamo...
Tu stai lì, a vedere gente che viene alla lavagna ma che sta sempre voltata indietro in cerca di suggerimenti, oppure che ti ripete a memoria una dimostrazione senza averla capita nemmeno un po', oppure che sta quaranta minuti su un'esercizio (facile facile, eh?) senza combinare niente, e ti domandi che cosa ci stai a fare.
Per fortuna venerdì finiamo...
martedì 29 maggio 2007
Dilemma dello studente
Qualche giorno fa, in terza:
“Oggi vi spiego qualcosa sulla teoria dei giochi”, dico entrando in classe. Gli sguardi mi dimostrano che nessuno sa di cosa io stia parlando.
“Avete presente il film A beautiful mind?”, riprovo.
“Ah, sì, prof! Bello!”.
“Bene. John Nash era un matematico che ha studiato la teoria dei giochi: ora vi faccio un esempio”. Silenzio, tutti attenti.
“Supponiamo, tanto per fare un esempio, che due studenti abbiano copiato una verifica”. Qualcuno sorride, io ricambio il sorriso, con la coda dell'occhio controllo due particolari studenti. Poi continuo:
“Allora l'insegnante li chiama da parte, e fa una proposta. Ora, dice l'insegnante, vi chiederò se avete copiato la verifica. Se entrambi rispondete di sì, io vi darò una pena lieve. Se uno di voi invece ammette di avere copiato, mentre l'altro nega, io darò un 2 a quello che ha negato, mentre quello che ha detto sì la passa liscia. Se entrambi dite di no, vi faccio rifare la verifica (che non sarà più facile di quella che avete appena copiato). Naturalmente non potete parlarvi per accordarvi sulla risposta”.
Mi volto verso i due studenti che stavo tenendo d'occhio e domando: “Cosa rispondete?”.
Dopo aver cercato di cavillare sul significato della parola copiare (che per uno dei due significava solo ricevere informazioni, e non fornire informazioni) entrambi hanno ammesso la loro colpa.
Oggi ho ripetuto la scenetta in seconda, con due ragazze (le ormai famose Lidia Sensibile e Sara Nonmidiadieci): con loro è stata più dura, hanno avuto più faccia tosta. Ma di fronte a un problema avente una figura completamente sbagliata e una risoluzione perfetta non c'è difesa...
“Oggi vi spiego qualcosa sulla teoria dei giochi”, dico entrando in classe. Gli sguardi mi dimostrano che nessuno sa di cosa io stia parlando.
“Avete presente il film A beautiful mind?”, riprovo.
“Ah, sì, prof! Bello!”.
“Bene. John Nash era un matematico che ha studiato la teoria dei giochi: ora vi faccio un esempio”. Silenzio, tutti attenti.
“Supponiamo, tanto per fare un esempio, che due studenti abbiano copiato una verifica”. Qualcuno sorride, io ricambio il sorriso, con la coda dell'occhio controllo due particolari studenti. Poi continuo:
“Allora l'insegnante li chiama da parte, e fa una proposta. Ora, dice l'insegnante, vi chiederò se avete copiato la verifica. Se entrambi rispondete di sì, io vi darò una pena lieve. Se uno di voi invece ammette di avere copiato, mentre l'altro nega, io darò un 2 a quello che ha negato, mentre quello che ha detto sì la passa liscia. Se entrambi dite di no, vi faccio rifare la verifica (che non sarà più facile di quella che avete appena copiato). Naturalmente non potete parlarvi per accordarvi sulla risposta”.
Mi volto verso i due studenti che stavo tenendo d'occhio e domando: “Cosa rispondete?”.
Dopo aver cercato di cavillare sul significato della parola copiare (che per uno dei due significava solo ricevere informazioni, e non fornire informazioni) entrambi hanno ammesso la loro colpa.
Oggi ho ripetuto la scenetta in seconda, con due ragazze (le ormai famose Lidia Sensibile e Sara Nonmidiadieci): con loro è stata più dura, hanno avuto più faccia tosta. Ma di fronte a un problema avente una figura completamente sbagliata e una risoluzione perfetta non c'è difesa...
lunedì 28 maggio 2007
Promemoria
Il prossimo anno mi devo ricordare di intensificare i controlli anticopia durante lo svolgimento delle verifiche di maggio.
sabato 26 maggio 2007
Shodan
Dopo varie vicissitudini, oggi ho dato finalmente l'esame (e sono stato promosso a primo dan).
Schema di dialogo tipico tra una prova e l'altra:
“Allora, come va?”.
“Mi segano”.
“Oh, prof! Come si sta dall'altra parte della cattedra?”.
“Mi segano”.
“Così capisci come stiamo noi studenti quando ci interrogate!”.
“Mi segano”.
“Ma dai! Come sei andato fino ad ora?”.
“Mi segano”.
Schema di dialogo tipico tra una prova e l'altra:
“Allora, come va?”.
“Mi segano”.
“Oh, prof! Come si sta dall'altra parte della cattedra?”.
“Mi segano”.
“Così capisci come stiamo noi studenti quando ci interrogate!”.
“Mi segano”.
“Ma dai! Come sei andato fino ad ora?”.
“Mi segano”.
venerdì 25 maggio 2007
Del corretto uso dell'asciugamano
Mi si chiede cosa io abbia mai fatto a scuola con un asciugamano. Lascio la parola a chi ne ha elencato con così tanta perizia gli usi.
Tratto da Guida galattica per gli autostoppisti, di Douglas Adams. Mi raccomando:
La Guida Galattica per gli Autostoppisti dice alcune cose sull'argomento asciugamani.
L'asciugamano, dice, è forse l'oggetto più utile che l'autostoppista galattico possa avere. In parte perché è una cosa pratica: ve lo potete avvolgere intorno perché vi tenga caldo quando vi apprestate ad attraversare i freddi satelliti di Jaglan Beta; potete sdraiarvici sopra quando vi trovate sulle spiagge dalla brillante sabbia di marmo di Santraginus V a inalare gli inebrianti vapori del suo mare; ci potete dormire sotto sul mondo deserto di Kakrafoon, con le sue stelle che splendono rossastre; potete usarlo come vela di una minizattera allorché vi accingete a seguire il lento corso del pigro fiume Falena; potete bagnarlo per usarlo in un combattimento corpo a corpo; potete avvolgervelo intorno alla testa per allontanare vapori nocivi o per evitare lo sguardo della Vorace Bestia Bugblatta di Traal (un animale abominevolmente stupido, che pensa che se voi non lo vedete nemmeno lui possa vedere voi: è matto da legare, ma molto, molto vorace); infine potete usare il vostro asciugamano per fare segnalazioni in caso di emergenza e, se è ancora abbastanza pulito, per asciugarvi, naturalmente.
Ma, soprattutto, l'asciugamano ha una immensa utilità psicologica. Per una qualche ragione, se un figo (figo = non-autostoppista) scopre che un autostoppista ha con sé l'asciugamano, riterrà automaticamente che abbia con sé anche lo spazzolino, la spugnetta per il viso, il sapone, la scatola di biscotti, la borraccia, la bussola, la carta geografica, il gomitolo di spago, lo spray contro le zanzare, l'equipaggiamento per la pioggia, la tuta spaziale, eccetera eccetera. E dunque il figo molto volentieri si sentirà disposto a prestare all'autostoppista qualsiasi articolo di quelli menzionati (o una dozzina di altri non menzionati) che l'autostoppista eventualmente abbia perso. Il figo infatti pensa che un uomo che abbia girato in lungo e in largo per la galassia in autostop, adattandosi a percorrerne i meandri nelle più disagevoli condizioni e a lottare contro terribili ostacoli vincendoli, e che dimostri alla fine di sapere ancora dov'è il suo asciugamano, sia chiaramente un uomo degno di considerazione.
Tratto da Guida galattica per gli autostoppisti, di Douglas Adams. Mi raccomando:
NON LASCIATEVI PRENDERE DAL PANICO.
Duplice ricorrenza
Mi fanno notare che esattamente trent'anni fa uscì (negli Stati Uniti) il primo film della saga di Star Wars (per l'Italia dobbiamo aspettare il 21 ottobre). Lunga vita e prosperità (ehm) al maestro Yoda.
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