venerdì 17 agosto 2007

Cartellino

Fino a che mi trovavo nella mia casetta nella terra dei motori, potevo pensare che fosse un fenomeno locale, nato per chissà quale strana combinazione di eventi e destinato ad avere vita breve. Ora che, invece, mi trovo in terra di confine alla ricerca di un po' di fresco, mi rendo conto che la cosa ha portata globale.

Mio figlio, appena può, corre nel campo da calcio di fronte a casa a giocare con altri bambini provenienti anche da oltre confine (cioè dalla Toscana). E il gioco più alla moda è una roba che quando ero piccolo non esisteva: da noi si chiama cartellino, ma non sempre, perché altri, nella stessa città, lo chiamano anche veronica, oppure svedese, mentre gli stranieri lo chiamano tedesca.

Da quanto ho capito ci sono varie versioni del regolamento, direi una per ogni gruppetto di bambini che fa il gioco, ma la struttura generale è sempre quella: uno sta in porta, gli altri devono fare goal. Ma non è tanto importante il numero di reti segnate, quanto piuttosto il come viene fatto ogni singolo goal. Un complesso sistema di regole, infatti, assegna ad ogni "figura" un punteggio variabile, che dipende da quanti palleggi al volo sono stati fatti prima di mandare la palla in rete e da quanto è difficile la figura stessa (una rovesciata vale di più di un tiro normale, per esempio).

Esistono comunque alcune costanti universali: le regole sono sempre complicate quasi quanto quelle di ASL, tutti i bambini conoscono almeno una versione del regolamento, tutti gli adulti non sanno di cosa si stia parlando.

5 commenti:

Gillen ha detto...

Uhm... suppongo si tratti di qualcosa tipo il gioco che io conosco come "undici", o che ho visto chiamare anche "ventuno". Combacia, se nonchè anzichè guadagnare i punti si perdono quando si è in porta e si subisce goal, e vengono scalati da una quota iniziale di, appunto, 11.
Per un periodo della mia vita, ogni volta che uscivo da scuola, andavo nel parcheggio accanto a giocarci con degli altri bambini. Ora penso non ne sarei più capace, anche perchè le occasioni in cui, annualmente, mi capita di giocare a calcio raggiungono a fatica le due cifre.

professore ha detto...

Sì, credo che funzioni così anche il cartellino, non ho ben capito se i punti si possono solo perdere o anche guadagnare (o forse esistono entrambe le versioni).

Ronkas ha detto...

Io lo conoscevo come "tedesca".
Ma ci ho sempre giocato pochissimo, (come tutti gli altri sport "da parchetto con gli amici") primo perché a calcio sono una sega e poi mi sono sempre divertito di più sui platform col mio x486.

Sì, lo so, sono un bambino asociale, pantofolaio eccetera eccetera, e adesso ne sto pagando le conseguenze.

Mastro Birraio ha detto...

Il pezzo piu sadico e divertente del gioco è la punizione finale destinata a colui che finisce i punti per primo.
Perchè non si conclude con una semplice derisione generale, bensì si doveva fare i conti con la "pecora" (o pecorino). La punizione consisteva nel piazzarsi al centro della porta nell'omonima posizione, come avrete immaginato, e nel farsi tirare una pallonata nel sedere da tutti i partecipanti al cartellino...

Anonimo ha detto...

Da noi si chiamava "Olandese".

Il punteggio di partenza era 15 e i punti si potevano solo perdere (subendo reti) Alcuni punteggi che ricordo: tiro normale (collo, piatto o punta del piede) -1; colpo di testa -2; Tacco e rovesciata -3.

L'unico obbligo era di tirare al volo (senza far rimbalzare la palla a terra).

Se il tiro usciva dalla porta o veniva realizzato non al volo il calciatore sostituiva il portiere e poteva perdere i punti.
Se il calciatore colpiva il palo o il portiere toccava la palla prima che uscisse tutto restava inalterato.

Penso di aver totalizzato centinaia e centinaia di ore a questo gioco... anche se purtroppo più di 10 anni fa :-(