sabato 2 settembre 2023

Inferno, canto XIX

“Siam giunti alla terza bolgia di Malebolge, dove vengono puniti i simoniaci”.

O Simon mago, o miseri seguaci
che le cose di Dio, che di bontate
deon essere spose, e voi rapaci
per oro e per argento avolterate,
or convien che per voi suoni la tromba,
però che ne la terza bolgia state.

“Oh, bene, sono d'accordo. C'è una pena interessante?”.

Io vidi per le coste e per lo fondo
piena la pietra livida di fóri,
d’un largo tutti e ciascun era tondo.

“Dei fori?”.

“Dei fori”.

“E a cosa servono?”.

“Ci stanno infilati dentro i peccatori, a testa in giù. Le gambe spuntano dal grosso in su, e i piedi sono tormentati da qualche fiammella”.

“Benissimo. Anche se stare sempre a testa in giù deve essere già una bella pena”.

“Sì, infatti. Ma c'è stato un breve periodo, sufficientemente recente, in cui si pensava che stare a testa in giù facesse bene”.

“Ma dai? Ma quando?”.

“Beh, c'è una scena notevole di un film famoso che dimostra l'idea meglio delle parole”.



“Ohh, ma cosa hai tirato fuori!”.

“Visto che roba? Nei ruggenti anni 80 si pensava che queste pratiche fossero salutari. Cioè, per essere più precisi: già da prima qualcuno sosteneva che la cosiddetta inversione della gravità facesse bene alla salute, ma in seguito al film American Gigolò ci fu un notevole aumento nelle vendite”.

“E poi?”.

“Poi un medico cominciò a dire che stare a testa in giù provocava un aumento della pressione sanguigna e oculare”.

“E questo non va bene”.

“No, e le vendite cominciarono a scendere. Lo stesso medico poi continuò a studiare la cosa e disse che il corpo umano aveva meccanismi compensativi, e ritrattò lo studio precedente, ma ormai era stato instillato il dubbio e le vendite calarono”.

“Fine della bolla”.

“Già. Oggi qualcuno continua a vendere sia quelle cavigliere che indossava Richard Gere sia dei lettini che si possono inclinare in modo da mettere la persona a testa in giù, dicono che faccia bene alla schiena”.

“Senza fiamme ai piedi, però”.

“Quelle no, nessuno dice che i piedi infuocati facciano bene”.

“Chissà se si sta davvero bene coi piedi all'insù”.

“Coff coff”.

“Cosa?”.

“Confesso che negli anni 80 quelle cavigliere le ho provate anche io”.

“Ah-ha!”.

“Le avevano nella palestra in cui andavo, vuoi non provarle?”.

“Eh, infatti. E come si sta?”.

“Va il sangue alla testa, ma dopo un po' ci si abitua. E allora la mia schiena stava bene, quindi non saprei dire se ho avuto benefici oppure no”.

“Beh, gli astronauti sulla stazione spaziale internazionale proveranno le stesse sensazioni, no? In assenza di gravità…”.

“Un fisico ti interromperebbe subito e ti direbbe che sulla stazione spaziale non si è in assenza di gravità”.

“Ma come?”.

“Eh, no, la terra è vicina, la gravità si fa sentire, anche se meno”.

“E allora perché vediamo gli astronauti coi capelli per aria, come se fossero in assenza di gravità?”.

“Partiamo dall'inizio. La legge di gravitazione universale dice che due corpi si attraggono con una forza che è proporzionale alle due masse e inversamente proporzionale al quadrato della distanza. In formule, se indichiamo con G la costante di proporzionalità, abbiamo F = GM1M2/r2”.

“Ok, questa l'ho studiata a scuola”.

“La forza dunque non svanisce oltre una certa distanza, anche se a distanze molto grandi o con masse molto piccole diventa trascurabile. Però la stazione spaziale internazionale non è a distanza molto grande: si trova a quasi 427 km di distanza dalla superficie della terra”.

“E a quella distanza il peso quanto vale?”.

“Se non ho sbagliato i conti (cosa sempre possibile, i Veri Matematici usano solo lettere, come si sa), il peso di un corpo che si trova a quell'altezza è uguale al peso al livello del mare moltiplicato per 0.88”.

“Ah. Non molto di meno”.

“Eh, no”.

“E quindi perché diciamo che sulla stazione spaziale internazionale si è in assenza di gravità? Perché i capelli sono sparati verso l'alto?”.

“Diciamo così perché sbagliamo o, meglio, perché vogliamo dire un'altra cosa. Infatti i capelli sono sparati in aria perché gli astronauti stanno cadendo, e quindi loro si sentono in apparente assenza di gravità. Gli astronauti, poi, non cadono rovinosamente sulla terra perché stanno anche ruotando intorno a essa”.

“Ok”.

“L'esempio che si fa spesso è questo: sei sulla cima di una montagna molto alta e lasci cadere un sasso: il sasso cade a terra e non succede niente di speciale. Poi ne lasci cadere un altro dandogli una spinta orizzontale: il sasso cade un po' più in là. Poi continui, dando spinte orizzontali sempre più forti: il sasso cade sempre più lontano, comincia a girare un po' intorno alla terra prima di schiantarsi, e a un certo punto lo lanci talmente veloce che fa tutto il giro e, se non si fa attenzione, si rischia di essere colpiti da dietro. In tutti questi esempi la forza di gravità c'è sempre. Anzi, se non ci fosse, il sasso non potrebbe ruotare e proseguirebbe dritto”.

“Questo agli astronauti non piacerebbe molto”.

“No, farebbero la fine degli occupanti di Base Alpha, come raccontava la serie TV Spazio 1999”.

“Oggi si fanno citazioni classiche, vedo”.

“E per rimanere in tema di citazioni classiche, anche nel famoso 2001 Odissea nello spazio si mostra la cosiddetta assenza di gravità: c'è una scena in cui una hostess cammina rimanendo in piedi senza fluttuare in aria usando scarpe col velcro”.

“Meglio il velcro del fuoco”.

“Suggerirei di lasciare il fuoco ai simoniaci, e di guardarci l'allora comandante della stazione spaziale internazionale replicare la scena girata da Kubrick, che all'epoca avrebbe sicuramente voluto girarla su una vera astronave”.